Dolce, decadente Sicilia

Sono rientrata da poche ore dal mio viaggio alla scoperta di Giardini e Natura della Sicilia Orientale e faccio fatica a fermare il pensiero che corre in quella terra tanto bella ed amata quanto violentata e abbandonata.

Vi dirò cose banali e scontate, forse, ma passatemi il desiderio di condividere la passione che mi è rimasta addosso nonostante chiare contraddizioni vissute.

Non era per me la prima volta in Sicilia. Nel 2003 ci ho passato 3 mesi tra aprile e giugno – nella zona Centro Nord tra Enna, le Madonie e Cefalù – e poi 4 mesi nel 2010 da dicembre a marzo nella zona di Noto.

Scorci intimi su Catania

Durante la seconda permanenza avevo fatto esperienza della incomprensibile dicotomia tra la folle bellezza naturale di luoghi come la Riserva di Vendicari, la cura del borgo storico di Marzamemi e la totale incuria, violenza e abbandono di tutto quello che stava appena fuori. Chilometri di serre abbandonate con teli strappati dall’incessante vento e lasciati li, chilometri di case abusive mai finite, o finite e abbandonate, sulle altrimenti bellissime coste che oggi sono orrori di sporcizia, disordine e abbandono. Strade distrutte, cani randagi, la netta sensazione di anarchia e mancanza dello Stato. Eppure nel mio ricordo, il bello era comunque più bello del brutto più brutto.

Quest’anno, un po’ controvoglia a causa delle grandi novità che mi aspettano tra pochi giorni, un po’ confusa per non aver fatto molta pianificazione prima della partenza, sono arrivata a Catania con alcuni numeri di telefono, un bagaglio a mano con due completi per pedalare, il mio casco, due magliette e due pantaloni di lino – un costume da bagno. Non ho guardato le previsioni, tanto in Sicilia fa sempre caldo….

Per mia fortuna … è andato tutto storto. Le mie mire sportive sono svanite immediatamente – le strade erano troppo strette, rotte ed affollate per la mia ansia, e ho deciso subito di restituire la bicicletta al noleggiatore – che con mia grande sorpresa è venuto a riprendersi la bicicletta con un bel sorriso dicendomi che le previsioni erano terribili e che avevo fatto bene a restituirla.

Non poter pedalare ha liberato del tempo da dedicare all’improvvisazione. Che poi effettivamente il clima sia stato apocalittico con alluvioni e terremoti è un’altra storia.

Il B&B di Saro Battiati

Prima di partire avevo contattato un B&B in dimora storica nobiliare a Valverde ed il garden club di Catania. La mia esplorazione di Catania inizia quindi facendo visita al B&B. Ad accogliermi un dinamico, canuto signore che si rivela essere il proprietario ed erede della vecchia Masseria – Saro Battiati. Galante come solo i nobili Siculi sanno essere, in poche battute capisco che la leggera ironia e apparente distacco altro non sono che un forma di protezione da un dolore gattopardesco. La mia rapida visita da ispezione si trasforma in una intera mattinata tra risate, racconti di varie generazioni, di saggezza nobiliare e gentilezza infinita. Prima di andarmene arriva la signora Battiati che in due minuti mi organizza visite in giardini privatissimi di parenti sparsi tra Catania e Modica.

Me ne vado con la dolcezza nel cuore, la macchina piena di carrube mature (anti ipoglicemia :-)) e un grade entusiasmo per quello che la settimana mi prospetta.

L’unico altro appuntamento che avevo concordato prima della mia partenza, era la visita di un giardino privato sempre nella stessa zona, Valverde. Se non avessi fatto l’incontro con Saro Battiati, il tragitto per raggiungere il Giardino di Giulia sarebbe stato motivo di preoccupazione. Dieci minuti di macchina in salita ripidissima tra case abbandonate, stradine strette  piene di immondizia e cantieri mai finiti. Arrivo in cima alla collina e sulla sinistra trovo un muro alto color salmone con una bellissima Bignogna che esuberante se ne esce. Questa visione mi rincuora e suono il campanello.

Il Giardino di Giulia e Michele

Ad accogliermi, oltre un panorama incredibile sul golfo di Catania, trovo i padroni di casa Giulia e Michele Gravina con la figlia Teresa e Giovanna Cosentino, presidente del Garden Club che mi aveva gentilmente segnalato diversi giardini interessanti.

Incredibile la tanta bellezza, cura, precisione, allegria, positività tutta concentrata dietro un alto muro che separa la realtà dei Gravina dal resto di Catania. Anche qui, immenso è stato il piacere di conoscere queste persone, i loro racconti di 50 anni di passione per i giardini, di 300 anni di storia famigliare, e qui sento per la prima volta parlare con infinito affetto e rispetto di Ettore Paternò, grande amico, scoprirò poi, di tutte le persone i cui giardini visiterò nella settimana.

Il giardino è un anfiteatro sulla valle di Catania e sul golfo, su un altipiano che altro non è se non il bordo di un antichissimo vulcano. Le pareti di questo anfiteatro infatti sono fatte di diverse formazioni laviche, che i proprietari, assieme appunto a Paternò, hanno saputo valorizzare con la scelta di vuoti e pieni vegetali.

Curato personalmente dalla signora Giulia, il giardino è un giardino molto vissuto, molto amato e molto personale. Le piante che mi verranno nominate all’infinito anche nei giorni successivi, sono esotiche, succulente, principalmente dell’Emisfero Sud. Tutte piante a me sconosciute e fonte di grande meraviglia. Mi stupisco alla quantità di alberi e piante sconosciute fiorite a inizio ottobre.

Con la promessa di portare queste nuove amiche di fiori a scoprire la Provenza a primavera, me ne vado, a malincuore ma con tanti appuntamenti che promettono bene.

Francesco Borgese e un dettaglio del vivaio di Ester Capadonna, sua moglie

A Rimini questo marzo, durante Giardini d’Autore, ho conosciuto Francesco Borgese e la sua famiglia, anche loro espositori con il vivaio della moglie Ester Capandonna – Vivai Valverde. Francesco, architetto del paesaggio, mi aveva invitata a Catania per vedere alcuni giardini storici che lui aveva recuperato (il suo studio www.sciaraniura.com). Scopro che erano i giardini che mi erano stati consigliati dai nuovi amici Gravina e Cosentino, ma visti assieme a lui che li ha riportati al loro originario splendore, è stato impagabile. Due giardini in particolare mi sono piaciuti tantissimo: per primo quello quello del Cav. Pennisi ad Acireale – 7 mila metri di poesia, nascosti dietro la facciata altissima di un palazzo – un tempo hotel di famiglia legato alle Terme locali (sequestrate dallo Stato e poi abbandonate – come mi racconta lui con un certo dissapore).

Villa Pennisi ad Acireale

Il giardino è ornato di alcune finte rovine, alla moda del giardino paesaggistico inglese, con una finta colata di lava sopra l’allora stanza da tè con tanto di finte crepe, una sorta di pavilion inglese, una fontana con una decorazione in ferro costruita a mano con la tecnica usata per fare i cesti di vimini.

Ma sono le piante ultra centenarie a dare al giardino un’atmosfera che non è esprimibile a parole. L’attenzione del proprietario che se ne occupa quotidianamente in prima persona, nonostante la sua veneranda età, rendono questo parco il giardino di casa.

L’altro giardino recuperato da Francesco, che mi ha sorpreso è quello di Gaetano e Laura.

Non tutto mi è piaciuto, ma un Ficus di quasi 200 anni in fondo al giardino, ed un viale intero di palme Phoenix mi hanno conquistata. In tutti gli altri giardini che avevo visitato le Phoenix erano morte, Francesco invece è stato bravissimo a mantenere in vita questo bellissimo viale – raro ormai a Catania. Anche la corte interna addobbata con piante esotiche come la Monsteria mi è rimasta molto impressa.

Il Giardino di Gaetano e Laura

Ma la giornata più sorprendente è stata quella passata, per caso, sotto la pioggia, con Francesco ed Ester, a zonzo per Catania che è una città di una bellezza inaspettata. Il centro storico è un monumento barocco, con qualche ricordo Saraceno. Anche nella sua decandenza, è viva, pulsante, piena di gioventù, multietnica, pacifica, allegra, e piena di gioielli ben nascosti come in uno scrigno. Uno di questi gioielli mi sono stati aperti grazie al passaparola. Un palazzo del ‘700 nelle mani della famiglia Francicanava da sempre, recentemente ereditato dalla dinamica ed elegante signora Carmela, è stato ristrutturato e portato nel XXI° secolo con garbo e ironia. Ci invita a vedere il giardino pensile con affaccio sull’anfiteatro greco….. un sogno… nonostante la pioggia battente ed incessante.

Giardino pensile a casa Francicanava

Non ho potuto esimermi dal visitare anche il giardino del fautore del movimento ‘giardinifero’ dagli anni 50 in poi – Ettore Paternò del Toscano. Lui è scomparso da pochi anni, e a mostrarmi il giardino è stato la nuora, Barbara. Appassionatissima, fedelissima, e rispettosa, mi confessa di essersi avvicinata al giardino da soli 3 anni, dalla scomparsa di suo marito: nel prendersi cura del giardino ha trovato un legame profondo e dolce con suo marito e suo suocero che ha amato e rispettato.

Parco Paternò del Toscano

La signora Barbara si sta dando molto da fare per recuperare la decadenza che il giardino ha subito a causa di problemi di eredità dopo la morte del marito, e ssarò felice di rivederlo l’anno prossimo – ripulito e riportato alla bellezza che traspare, ma che ha invero bisogno di una sistemata.

E così finisce la mia permanenza a Catania

La prossima puntata vi racconterà il Siracusano ed il Ragusano….

Buoni sogni

Erica

 

 

 

2 pensieri riguardo “Dolce, decadente Sicilia

  1. Erica, che racconto affascinante e che luoghi meravigliosi. Sono contenta che anche tu, come me, abbia amato questa terra così bella e così maltrattata. Un abbraccio Paola

  2. Gent.ma sig.ra Vaccari, leggo con grande gioia le sue impressioni sulla Sicilia ed i suoi tesori, e non posso che condividerle.
    Perché non organizza qualche viaggio per la visita dei meravigliosi giardini che ha scoperto?
    Sarebbe veramente molto avvincente.
    Cordiali saluti e complimenti per il suo lavoro che, simpaticamente, le invidio molto.
    Laura Acquistapace

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