Una storia di amore e bellezza

In giugno del 2015 ho avuto la fortuna di partecipare a Bergamo ad un workshop di pianificazione ed impianto di una bordura di graminacee e perenni da fiore organizzato in occasione del Chelsea Fringe e tenuto dalla paesaggista italiana di fama internazionale Rosanna Castrini il cui lavoro rispetto ed apprezzo moltissimo. Non è però del workshop che vi voglio raccontare, è degli incontri che ho fatto.

Ho conosciuto ragazzi giovanissimi già seriamente motivati ed instradati alla professione di giardiniere, studenti universitari specializzandi in architettura del paesaggio, creativi che si son reinventati una vita ed un lavoro per pura passione lanciando l’idea del ‘plant-sitter’.

Ma è di un incontro in particolare che desidero raccontarvi, uno che mi ha colpito.

Mi colpisce subito una bellissima donna dai lunghi capelli neri e ricci, elegante ma spiritosa che vedo arrivare di corsa su di una bicicletta con cestino in vimini.. insomma il tutto è molto romantico. Nei due giorni di laboratorio tra presentazioni ed impianti, si fanno due chiacchiere e scopro che questa ragazza, Cristina Mostosi, sta partecipando al workshop per imparare qualcosa in più sulle graminacee e perenni da fiore per integrarle al giardino di Iris che ha recentemente ereditato dal padre Luigi Mostosi, che scopro, è stato uno dei maggiori ibridatori italiani di Iris barbate alte.

cristina-mostosi

Come si fa in queste occasioni, si fa amicizia su FB con molti dei corsisti, ci si saluta e ognuno torna alla propria vita.

Nei mesi a seguire, e soprattutto durante l’estate di quest’anno noto che Cristina sembra aver mollato qualsiasi cosa stesse facendo e si dedica a tempo pieno, con amiche, parenti, e soprattutto con i figli adolescenti, al recupero del giardino delle Iris, con quello che sembra essere un impegno immenso. Dai suoi post traspare una gioia, un’energia, un entusiasmo davvero contagiosi, come fare a non sentirsi coinvolti?

Cristina, che è un vulcano di energia, non esita a mettersi in contatto raccontandomi quello che sta effettivamente facendo al Giardino delle Iris di Trebecco, perché è così che si chiama il paradiso che suo padre ha creato e che le ha lasciato morendo improvvisamente.

Vi riporto qui sotto il racconto con le parole di Cristina, perché nessuno più di lei può trasmettervi la passione e quell’amore che si riassume nel suo uso della parola ‘papà‘.

‘A  Credaro (Bg) in un giardino disposto su due balze, affacciato sulla vallata lambita dal fiume Oglio, mi dedico alla conservazione ed allo sviluppo della collezione di Iris (in prevalenza barbate) che mi ha lasciato mio padre, scomparso improvvisamente l’anno scorso.

La parte inferiore del giardino, essendo scoscesa, una trentina di anni fa cominciò a franare  in alcuni punti. Mio padre si ricordò di una pratica utilizzata dai contadini ai tempi in cui lui era bambino: in casi simili,  infatti,  si faceva affidamento sui rizomi  particolarmente articolati di questa specie per far si che il terreno si compattasse.

Lo stratagemma funzionò e Papà cominciò così a coltivare questo fiore.

In seguito la spettacolare distesa fiorita del suo giardino lo affascinò a tal punto che decise di iscriversi ad un corso di impollinazione a Firenze presso la Società dell’Iris; della quale poi diventò socio.

Firenze e’ sempre stata un po’ la patria delle iris: infatti qui, oltre ad avere sede la Società Italiana dell’Iris, si trova anche una straordinaria collezione di questo fiore presso il Giardino delle Iris, sulle falde di Piazzale Michelangelo.

(Il fiore dell’Iris e’ indissolubilmente legato a Firenze, a partire dal suo gonfalone: il simbolo e’ un’Iris e non un giglio come spesso erroneamente si crede. In questa regione la coltivazione dell’ iris  si diffuse proprio per la produzione delle radici, che venivano utilizzate dall’ industria cosmetica).

Mio padre apprese con passione e determinazione gli elementi base dell’ibridazione e dall’Arno le esportò sull’Oglio fino a diventare, lui ex tintore, uno dei più noti ibridatori d’Italia (in particolare di Iris barbate alte) e ricercatore di nuove varietà.

Ha ottenuto molteplici iris che oggi figurano nei registri dell’American Iris Society, la massima autorità in materia.

 

La meta tanto agognata da mio padre era un obiettivo veramente molto ambizioso: raggiungere l’ottenimento di un iris dalla tonalità rosso puro.

Si era avvicinato tantissimo vincendo a Firenze il premio come miglior rosso; ma lui voleva eliminare quelle sfumature brune.

Il metodo era appunto quello dell’ibridazione: di fatto papà “interveniva” sfidando la natura, secondo la quale tutto sarebbe inevitabilmente lasciato al caso o meglio alle leggi della genetica di Mendel (sulla dominanza e indipendenza dei caratteri).

Questa e’ una passione che richiede pazienza, dedizione, cura, una grande sensibilità e capacità nel prevedere quelli che saranno i caratteri che si trasferiranno dalle piante prescelte alla nuova piantina.

Papa’ veniva spesso invitato a mostre Florovivaistiche o ad eventi similari per tenere conferenze sull’ibridazione delle Iris (l’ultima in ordine di tempo Este in Fiore del 2014).

Era molto bravo anche nell’arte del dipingere, e ha prodotto molte tavole raffiguranti Iris. Questa sua produzione è sfociata anche in una mostra di pastelli “Iris dal Mondo- forme e colori”.

Mio padre è mancato improvvisamente nella notte tra il 6 e il 7 aprile dell’anno scorso.

Ho trascorso, come spesso facevo, tutto il pomeriggio del 6 aprile con lui tra le iris del nostro giardino.

Era un uomo lungimirante, aveva ben chiaro che il poter creare qualcosa che gli sopravvivesse  era una pura utopia: le sue creazioni non avrebbero potuto  continuare a vivere senza di lui. Sarebbe sopraggiunto l’ inevitabile momento in cui ogni cura sarebbe cessata: nessuno avrebbe più potato, tolto  le erbacce, sfoltito, innaffiato, ibridato.

Papà aveva già pensato all’ ineluttabilità del non scelto abbandono

Delle sue  ricerche e sperimentazioni sulle iris mio padre ne ha goduto appieno e ha voluto passarmi il testimone.

Ha voluto lasciarmi il suo Giardino delle Iris, il suo laboratorio a cielo aperto.

L’aver ereditato la sua incredibile collezione per me e’ motivo di gioia e di orgoglio ma anche una grandissima responsabilità.

Come ti dicevo Erica, quest’estate ho investito tutto il mio tempo libero nel mio Giardino delle Iris.

Ho voluto mettere in sicurezza la parte in pendio del giardino e creare delle terrazze ove trapiantare le iris e quest’autunno ne costruirò altre.

Il tracciato originario del giardino disegnato da mio papa’ verra’ mantenuto fedelmente ma le iris verranno distribuite in modo più sinergico.

Inoltre il giardino questa primavera verrà arricchito da bordure di graminacee ed erbacee perenni, altra mia passione.

Verra’ riservata una parte anche per la riproduzione.

Insomma tutto e’ in evoluzione.

Come molto affettuosamente mi ha scritto recentemente Rosanna Castrini, mio padre “….. ha creato bellezza, ha inseguito la Bellezza, ha creduto nella Bellezza”.

Il mio grandissimo sogno sarebbe di poter aprire le porte del Giardino delle Iris ad un pubblico amante della Natura, per poter condividere con esso lo spettacolo emozionante della fioritura di questo fiore tanto amato da mio padre: un’esperienza sensoriale unica e commovente, come  in un quadro di Monet.

Spero che questo mio sogno possa avverarsi anche per dare un senso di continuità a tutte le ricerche di papà Luigi.’

Questa storia merita davvero di essere conosciuta ed aiutata.

E allora nasce spontaneo pianificare una ‘spedizione’ di due giorni per fare visita al Giardino delle Iris di Cristina, e unire poi la visita al Parco delle Erbe Danzanti di Paratico (BS), una visita alla città di Bergamo alta che è davvero bellissima.

L’Itinerario ed i costi saranno pubblicati a fine novembre.

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