Il potere della bellezza

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Quello che amo profondamente del mio lavoro è legato alla bellissima opportunità di incontrare persone dalla sensibilità speciale e di entrare in punta di piedi nelle loro bellissime, uniche realtà personali. Il poter passare del tempo rilassato parlando di bellezza, commuoversi assieme davanti ad un piccolo fiore sconosciuto o ridere come dei matti perchè pur non parlando la stessa lingua ci rendiamo conto di capirci benissimo.

A qualcuno potrebbero sembrare delle piccolezze, ma chi condivide questa passione starà certamente sorridendo pensando alle molte volte in cui ha vissuto questa allegra sensazione di complicità, di percepita appartenenza, di condiviso apprezzamento che si riconosce con uno sguardo.

Qualche anno fa, una amica Slovena mi ha fatto avere un bellissimo libro sui più bei giardini privati di Slovenia di cui non ho mai capito una parola ma mi sono innamorata delle bellissime immagini.

Subito mi misi in contatto con uno degli autori ed iniziai a visitare alcuni dei giardini descritti con grande stupore ed ilarità per la mancanza di lingua comune, perfettamente compensata dalla passione comune e familiarità con le piante.

Lo Sloveno è una lingua davvero molto complessa (e poco intuitiva) e forse anche grazie a questo gli sloveni (più giovani) parlano almeno un’altra lingua, tipicamente inglese, tedesco o italiano, spesso tutte e tre e magari anche il Russo.

Quelli meno giovani fanno volentieri a meno di parlare una seconda lingua, e sinceramente, visto quanto hanno subito a causa di fascisti e nazisti, non li biasimo.

La cosa buona è appunto, che quella dolcezza che solo piante ed animali sanno generare incondizionatamente, funge da ponte per colmare ogni differenza culturale, temporale, linguistica e sociale ed eccomi ieri ad inoltrarmi in zone assolutamente sconosciute e remote della Slovenia orientale avendo solo un indirizzo ed un nome e la parola di Tomaz Vesel, autore del libro menzionato sopra, che sarei stata accolta da qualcuno.

Ammutolita e rallegrata della dolcezza del paesaggio rurale di questa Mitteleuropa, della lentezza della sua campagna, dal silenzio dei villaggi attraversati rotto solo da melodie agricole e dal canto degli uccellini, mi perdo tra le colline prima di giungere finalmente a Pod Svetliko, il giardino di Tomaz Vesel che dopo diversi anni finalmente incontro di persona.

Essendo inizio marzo il giardino mostra bene la sua struttura, e lascia all’immaginazione il compito di vederlo al suo massimo splendore estivo, agevolato dall’ottima struttura e dai bei panorami (le foto che vedete qui le ho prese dal libro)

Essenzialmente ho trovato a Pod Svetliko l’espressione artistica della fantasia di un uomo dai gusti raffinati ma leggeri e divertenti allo stesso tempo. La struttura è data da camminamenti informali appena abbozzati dall’inserimento di rocce carsiche più o meno grandi, tutte di forma e disposizione molto attraente, addolcite da impianti diversi, collezioni di piante molto interessanti tra cui i sambucus, le hydrangee, azalee e conifere pendule. Le aiuole sono abbellite e sdrammatizzate dalle molte figure da lui costruiti con pezzi di ferro riciclato, da sculture ora sacre, ora profane e perfettamente inserite nel contesto collinare circostante.

Il giardino infatti non è recintato, si trova in cima ad una collinetta, con bei panorami e con una naturale sfumatura del prato via via più incolto. Non si ha la sensazione di essere in un giardino, quanto in una galleria d’arte all’aperto dove le opere sono bei esemplari di alberi, bellissime rocce decorate disposte con gusto e fantasia, piccoli angoli molto fotogenici che sembrano essere scenografie di un teatro, dove ti aspetti di vedere gli attori entrare a momenti.

Bellissimo l’angolo godereccio con vasca da bagno all’ aperto con pietra appoggia vino, o il nuovissimo giardino giapponese con portale rosso la cui iscrizione può essere intesa come ‘il giardino felice’ o come ‘Giardino dei Vesel’ un gioco di parole con il cognome di Tomaz: Vesel significa anche felice in sloveno, ma lui scherza dicendo che non sa veramente cosa sia scritto in giapponese – il suo amico burlone potrebbe aver semplicemente scritto ‘fermata dell’autobus’.

Tomaz si rivela essere un perfetto cicerone, oltre a farmi conoscere i suoi vicini ed il loro splendido giardino Campum Forum, mi accompagna a conoscere il monastero cistercense di Sticna dalla rara bellezza ed una passeggiata panoramica fino ad una baita con chiesetta gioiello a Gradisce e mi manda a conoscere Miha Suliman, un ex grafico ritiratosi su una montagnola ricoperta di erica ora in fiore, e dove ha creato un giardino naturalistico con piante spontanee mescolate a delle vere rarità.. con un risultato davvero spettacolare. Lui parlava sloveno e portoghese, io inglese ed italiano… eppure ci siamo capiti benissimo sorseggiando acqua di sorgente e contemplando la bellezza della Ramonda Myconi.

ramonda

Che dire… esiste forse un modo migliore per conoscere un territorio, se non attraverso gli occhi di un artista innamorato di natura?

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