Bressingham Diario sesta puntata

Sesta Puntata

Dopo un fine settimana piacevolissimo, parto con largo anticipo e volo sui pedali. Mi sento forte, prendo subito un buon ritmo e mi sembra di non avvertire alcuna fatica.
Quando raggiungo le pale eoliche lungo il percorso, capisco di non essere diventata magicamente Bartali: ho semplicemente il vento a favore.
In poco più di mezz’ora raggiungo il giardino e trovo il coraggio di presentarmi a Jaime e alla sua assistente, Helen. Ho capito che qui bisogna farsi strada da soli e comincio persino a divertirmi a farlo.
Mi sento la solita stalker mentre inseguo Jaime, che, con lo sguardo basso, sta rifilando i bordi delle aiuole con il suo diabolico strumento: uno strimmer dotato di una fresa a rotella, che maneggia con una velocità e una precisione tali da essere diventato uno spettacolo per diversi visitatori.
Sono molto imbarazzata perché non mi vede, non mi sente o forse, semplicemente, non vuole essere disturbato. Non so come comportarmi. È anche vero, però, che voglio parlargli, possibilmente senza risultare troppo inopportuna.
Alla fine vado da Helen, che mi sembra più libera. Con mia grande sorpresa, mi accoglie dicendo di sapere già tutto di me, perché ha parlato con Phil.
Nel frattempo arriva anche Jaime e io scoppio in un pianto sconsolato, sorprendendo prima di tutto me stessa e, di conseguenza, tutti gli altri.
Sono stanchissima. Mi sento male al pensiero di dover trascorrere altre tre settimane accovacciata a togliere erbacce e ho la sensazione di stare buttando via il mio tempo.
Jaime mi confessa che, purtroppo, la natura del giardino è tale per cui tutti devono lavorare da soli, così da riuscire a coprire le diverse zone. Ammette però che è ingiusto imporre la stessa cosa a una volontaria che viene con la mia assiduità.
Mi dice anche che Adrian aveva accennato alla possibilità che questa settimana affiancassi Phil e che lui stesso avrebbe chiesto ad Adrian di potermi prendere con sé per uno o due pomeriggi.
Penso a quanto sia importante mostrare le proprie emozioni e chiedere ciò di cui abbiamo bisogno.
Anche qui, nella fredda Inghilterra.
Rincuorata, raggiungo Adrian che, con mia grande sorpresa, mi comunica che per tutta la settimana lavorerò nel suo giardino privato durante la mattina e affiancherò Phil e Jaime nel pomeriggio.
Noto con piacere che nella carriola ha messo per me un materassino di neoprene tutto rosa, da utilizzare per i lavori da svolgere in ginocchio.
Considerati i miei dolori alla schiena, mi viene proposto di lavorare in piedi e di occuparmi della potatura “naturale” di un bellissimo tasso dorato, mantenuto in forma sferica ma potato morbidamente, preservando le singole gemme; di un berberis porpora e di un viburno.
Mi sento un po’ a disagio per aver pensato male, ma decido rapidamente che, se non avessi detto nulla, sarei ancora inginocchiata a estirpare Oxalis.
Oggi utilizzo quindi le shears, le forbici da siepe, per il viburno, che non richiede una potatura selettiva. Per le potature naturali, invece, uso le normali cesoie, così da avere il massimo controllo.
Gli arbusti e gli alberi ben potati hanno un aspetto naturale: non sembrano potati.
Una buona potatura è essenzialmente invisibile.
È un lavoro che richiede grande concentrazione e un’osservazione costante e che, stranamente, risulta molto rilassante.

 

Oggi mi viene chiesto anche di irrigare.
Banale, si potrebbe pensare. Ma oggi tocco davvero con mano quanto il cambiamento climatico sia problematico in questa zona. Il giardino non ha un impianto d’irrigazione perché, quando è stato creato, non ce n’era bisogno. Adesso, invece, con estati sempre più secche e temperature che superano i trenta gradi, come in questi giorni, necessita di un’irrigazione manuale costante.
È un vero problema, sia per il tempo necessario a spostare continuamente i tubi e gli irrigatori, sia per il costo dell’acqua.
Subito dopo pranzo vado a cercare Phil nel Fragrant Garden, la zona di collegamento tra il Dell Garden e Foggy Bottom, caratterizzata da piante aromatiche.
Il mio compito per il pomeriggio è potare la nepeta.
Tanta nepeta.
Un fiume di nepeta: Nepeta racemosa ‘Walker’s Low’.
In questo giardino viene utilizzata come pianta riempitiva, quasi un collante capace di dare unità alle bordure. È piantata in grandi quantità in mezzo alle altre perenni.
All’inizio dell’estate è spettacolare, grazie alla fioritura copiosa delle sue spighe violacee. Se viene tagliata non appena comincia a sfiorire, regala rapidamente una seconda fioritura.
A causa della quarantena non è stato possibile potarla al momento giusto e le diverse fioriture stanno già cominciando ad accavallarsi. Il compito consiste quindi nel tagliare completamente i rami sfioriti lungo la parte esterna, accorciando invece di circa due terzi la parte centrale e facendo molta attenzione a non recidere i nuovi getti.
La nepeta ha un odore forte e caratteristico che, con questo caldo, viene esaltato e finisce per avvolgerti completamente.

 

Mettere ordine nelle bordure mi appaga tantissimo. Vedo immediatamente il risultato del mio lavoro e, nonostante sia fisicamente impegnativo, non mi pesa poi così tanto.
Certo, oggi il materassino di Adrian ha fatto la differenza.
Penso a quanto la componente psicologica sia sempre presente in tutto ciò che facciamo.
Penso alla mia amica Penny Pritchard di Cleave Hill, nel Devon, e al suo giardino-gioiello. La sua filosofia prevede che il giardino sia suddiviso in tante piccole zone ben delineate da piante, muretti e gradini, affinché la manutenzione risulti più semplice sia fisicamente sia mentalmente.
Dedicandosi a una piccola zona per volta, si prova ogni volta la gratificazione di poter iniziare e portare a termine il lavoro intrapreso. Ci si concentra su uno spazio limitato, senza lasciarsi sopraffare dalla quantità di lavoro che rimane da fare in tutte le altre parti del giardino.
Very clever!

Rientrando in bicicletta mi sento stanchissima, gli ultimi due chilometri contro vento sembrano interminabili. Arrivo a casa stremata e senza avere la forza per una doccia mi sdraio, addormentandomi per 3 ore. Ringrazio il cielo per essere a casa di Judith anziché in qualche B&B da sola. Gentilmente mi sveglia portando con se il profumo della zuppa che ha preparato per cena. Penso a quanto l’entusiasmo possa far passare in secondo piano i sintomi della stanchezza. Penso alla fortuna di potermi dedicare così intensamente ad una cosa nuova. Penso a quanto questo Covid per me sia stato un dono.

NOTA sulla NEPETA

Tratto dal Libro di Adrian ‘Bloom’s Best Perennials and Grasses’ (Timber Press 2010)

Nepeta racemosa ‘Walker’s Low’

Le nepete da giardino più amate e diffuse vengono per lo più dall’Europa meridionale. La Nepeta racemosa nelle sue diverse varietà cresce bene in terreno sassoso e ben drenato, ben esposta al sole ma anche in mezz’ombra, ha foglie grigio verdi e fiori che possono variare dal lilla al blu intenso, possono raggiunge fino i 90 cm di altezza. Può essere potata fino a 4 volte nel nostro clima italiano per gioire di molteplici fioriture.

 

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