Bressingham giorno 7

Diario di viaggio

Mi sveglio con forti dolori al basso ventre. Sembrano i sintomi di una cistite. Sono molto delicata, purtroppo il diabete mi rende particolarmente vulnerabile, e mi è bastato lavorare per qualche ora nel giro d’aria della caffetteria per ammalarmi. Sono ovviamente frustrata, per un attimo percepisco il rischio di entrare in modalità Calimero, reazione comprensibile ma ormai inaccettabile: decido di reagire e non permettere al malessere di condizionarmi o comunque di fermarmi. Judith si offre di darmi un passaggio in macchina a Bressingham. Sono effettivamente stanca e dolorante, ed accetto di buon grado, potendo comunque pedalare al ritorno.

La mattinata a Foggy Bottom è favolosa. Luce meravigliosa, temperatura perfetta. Mi presento puntuale alla porta di Adrian, un po’ imbarazzata nel suonare il campanello, ma non vedendolo in giro mi sembrava opportuno annunciarmi.

Noto una cassetta piena di bottiglie vuote di vino e superalcolici. Mi viene spontaneo pensare a questi tre uomini single non per scelta, alle loro serate tra chiacchiere e bicchierate, mi chiedo se degli uomini così sensibili alla bellezza possono abituarsi a vivere senza la bellezza di un amore.

Con mia piacevole sorpresa, Adrian non è per nulla infastidito dalla mia annunciazione, sembra anzi contento e con entusiasmo mi porta a vedere i lavori da fare. Commento sulla bellezza di una serie di piante in vaso davanti casa, in particolare un Geranium che sembra essere il famoso ‘Rozanne‘ e che non avevo mai visto ne immaginato usato in vaso. Scopro così che anche ‘Rozanne’ è una creazione di Alan Bloom a cui Adrian è molto affezionato, oltre ovviamente a riconoscerne la bellezza. Mi racconta che è sempre Rozanne il geranium usato per creare il fiume azzurro nel Summer Garden, ideale perchè ha una fioritura lunghissima e copiosissima, aiutata certamente da una buona potatura non appena notiamo che rosetta centrale inizia a ributtare (verso metà giugno qui in UK).

Oggi mi viene chiesto di potare una salvia purpurea bellissima che ha invaso il camminamento dietro casa di Adrian, le rose ormai sfiorite ed un viburno a fioritura invernale.

Insomma lavoro nella zona forse più bella in questo momento all’interno del suo giardino privato. E’ un piacere stare qui al sole, prendermi cura di queste deliziose piante, ammirando tra l’altro la fioritura perfetta degli agapanti Liliput in mezzo a dei cuscinetti di Erica vagans con spighe bianche appena abbozzate, intervallati da macchie leggere di Pennisetum orientaleKarley Rose‘… il tutto condito da abbondante Erigeron karvinskianus allegro ed effimero.

La dimensione che mi piace in particolare del lavorare nel giardino degli altri, è che è un modo indiretta di cura e amore anche per la persona. Quando ho tempo, mi piace tanto dare una mano nei giardini degli amici, perchè è un altro modo di volersi bene. E oggi in giardino, ho sentito questa tenerezza nel potermi prender cura del giardino privato di questo canuto, taciturno signore.

Dopo pranzo mi son trasferita nel Summer Garden dove ho continuato il lavoro iniziato ieri di potatura della Nepeta racemosa ‘Walkers Low’. Il caldo di oggi rende il lavoro davvero fastidioso in quanto i minuscoli peli della nepeta si appiccicano alla pelle sudata e nella foga dei movimenti decisi per togliere la potatura si crea un effetto frusta. Santi giardinieri. Mi prendo cura delle Campanule lactiflora che in questa stagione hanno finito la prima fioritura e devono essere accorciate del 50% per permettere una seconda fioritura estiva.

Arrivano le 16 e mi accorgo che tutto sommato i dolori non si sono fatti sentire più di tanto. Inforco quindi la mia bici e corro a casa.

Bressingham Diario giorno 6

Diario di viaggio

Lunedì 20 luglio

Dopo un fine settimana piacevolissimo, parto con largo anticipo e volo sui pedali – mi sento forte, prendo subito un buon ritmo e mi sembra di non sentire alcuna fatica. Giunta alle pale eoliche sul mio percorso capisco che non sono magicamente diventata Bartali, ho semplicemente il vento a favore.

In poco più di mezz’ora raggiungo il giardino e prendo coraggio per presentarmi a Jaime e la sua assistente Helen. Ho capito che qui bisogna farsi strada da soli e inizio a divertirmi a farlo.

Mi sento la solita stalker ad inseguire Jaime mentre, sguardo basso, sta rifilando i bordi delle aiuole con il suo diabolico strumento – uno strimmer con una fresa a rotella che lui maneggia con una tale velocità e precisione da esser diventato in effetti uno spettacolo per diversi visitatori.

Molto imbarazzata dal fatto che non mi vede, non mi sente, o forse non vuole essere disturbato …. non so come comportarmi – vero è che voglio parlarci, possibilmente senza risultare troppo inopportuna.

Niente, vado a parlare con Helen che mi sembra più libera e con grande sorpresa mi accoglie dicendo che sa già tutto di me, avendo parlato con Phil. Intanto arriva Jaime e io scoppio in un pianto sconsolato – sorprendendo me in primis – e tutti gli altri di conseguenza. Sono stanchissima e mi sento male all’idea di stare altre 3 settimane accucciata a togliere erbacce e ho la sensazione di star buttando via il tempo. Jaime mi confessa che purtroppo la natura del giardino è tale che tutti lavorano da soli per riuscire a coprire tutte le zone, ma che in effetti è ingiusto imporlo ad un volontario che viene con la mia assiduità. Dice anche che Adrian aveva menzionato che avrei affiancato Phil questa settimana e che lui stesso avrebbe chiesto ad Adrian se poteva prendermi con se uno o due pomeriggi.

Penso a quanto sia importante mostrare le proprie emozioni e chiedere ciò di cui abbiamo bisogno. Anche qui nella fredda Inghilterra.

Rincuorata me ne vado da Adrian che con grande sorpresa mi dice che per tutta la settimana lavorerò nel suo giardino privato la mattina e affiancherò Phil e Jaime nel pomeriggio. Noto con piacevole sorpresa che nella carriola mi ha messo un materassino di neoprene tutto rosa per i lavori da fare in ginocchio.

Considerando i miei dolori alla schiena, mi viene proposto di lavorare in piedi e di fare la potatura ‘naturale’ di un tasso dorato bellissimo, tenuto a forma sferica ma potato in modo morbido rispettando a mantenendo le singole gemme, di una Berberis porpora, e di un viburno.

Mi sento un po’ a disagio ad aver pensato male, ma velocemente decido che se non avessi detto nulla sarei ancora inginocchiata a togliere Oxalis.

Oggi quindi ho usato le shears (Forbici da potatura) per il viburno che non richiedeva una potatura selettiva, mentre per le potature al naturale ho usato le normali cesoie, per avere il massimo controllo. Arbusti e alberi ben potati hanno un aspetto naturale: non sembrano potati. Una buona potatura è essenzialmente invisibile.

E’ un lavoro che richiede grande concentrazione e osservazione costante, risultando, stranamente, rilassante.

Oggi mi è stato chiesto anche di irrigare. Banale diresti. Ma oggi ho davvero toccato con mano quanto sia, invece, problematico il cambiamento climatico in questa zona. Il giardino non ha un sistema di irrigazione perché quando è stato creato non ce n’era bisogno e adesso, con estati secche e temperature sopra i 30 gradi come adesso, necessita di costante irrigazione manuale. Un vero problema, sia per il tempo che comporta spostare le gomme e gli sprinklers ed il costo dell’acqua.

Subito dopo pranzo vado a cercare Phil nel ‘fragrant garden’ ovvero la zona di unione tra il Dell e Foggy Bottom, caratterizzato da piante aromatiche.

Il mio compito di questo pomeriggio è di potare la nepeta… tanta nepeta.. un fiume di nepeta (Nepeta racemosa ‘Walker’s Low’). In questo giardino, infatti, la nepeta viene utilizzata come elemento riempitivo, quasi un collante che dà unità alle bordure. Viene usate in grandi quantità in mezzo ad altre perenni. E’ spettacolare a inizio estate con la fioritura copiosa delle sue spighe violacee, e se tagliata appena inizia a sfiorire, regala velocemente una seconda fioritura. Data la quarantena, non è stato possibile potarla al momento giusto, e le fioriture si stanno già accavallando. Il compito quindi è di tagliare del tutto i rami sfioriti tutto attorno, mentre tagliare di 2/3 la parte centrale, facendo attenzione di non tagliare i getti nuovi.

La nepeta ha un odore molto forte e caratteristico, che con questo caldo viene esaltato e ti avvolge pienamente.

Questo mettere ordine alle bordure mi appaga tantissimo, vedo subito il risultato del mio lavoro, e nonostante sia impegnativo fisicamente non pesa poi così tanto: certo il materassino di Adrian oggi ha fatto la differenza.

Penso a quanto sia sempre presente la componente psicologica in tutto quello che facciamo. Penso alla mia amica Penny Pritchard di Cleave Hill, nel Devon ed al suo giardino gioiello. La sua filosofia prevede che il giardino sia composto da tante piccole zone ben delineate (da piante, muretti, gradini) affinchè sia fiscamente e mentalmente più facile farne la manutenzione. Dedicandosi ad una piccola zona alla volta, si ha sempre la gratificazione di poter iniziare e finire il lavoro intrapreso, su un’area piccola, senza farsi prendere dallo sconforto vedendo quanto lavoro c’è ancora da fare in altre zone. Very clever!

Rientrando in bicicletta mi sento stanchissima, gli ultimi due chilometri contro vento sembrano interminabili. Arrivo a casa stremata e senza avere la forza per una doccia mi sdraio, addormentandomi per 3 ore. Ringrazio il cielo per essere a casa di Judith anziché in qualche B&B da sola. Gentilmente mi sveglia portando con se il profumo della zuppa che ha preparato per cena. Penso a quanto l’entusiasmo possa far passare in secondo piano i sintomi della stanchezza. Penso alla fortuna di potermi dedicare così intensamente ad una cosa nuova. Penso a quanto questo Covid per me sia stato un dono.

NOTA sulla NEPETA

Tratto dal Libro di Adrian ‘Bloom’s Best Perennials and Grasses’ (Timber Press 2010)

Nepeta racemosa ‘Walker’s Low’

Le nepete da giardino più amate e diffuse vengono per lo più dall’Europa meridionale. La Nepeta racemosa nelle sue diverse varietà cresce bene in terreno sassoso e ben drenato, ben esposta al sole ma anche in mezz’ombra, ha foglie grigio verdi e fiori che possono variare dal lilla al blu intenso, possono raggiunge fino i 90 cm di altezza. Può essere potata fino a 4 volte nel nostro clima italiano per gioire di molteplici fioriture.

Bressingham – Diario di una volontaria 5

Diario di viaggio, fotoracconto

Da anni vedo le foto di Pensthorpe Park, alcune splendide proprio del figlio più piccolo di Adrian, Richard Bloom, plurivincitore del rinomato premio IGPOTY (International garden photographer of the Year – penso sempre all’amica Rosanna Castrini che mi ha fatto conoscere il concorso attraverso le sue foto) e con Judith decidiamo di andare a visitarlo.

Con una certa sorpresa, al nostro arrivo vediamo che si tratta di una sorta di grande parco avventura per bambini; Conoscevo Pensthorpe per il Millenium garden progettato da Piet Oudolf, i cui giardini conosco bene essendo stata numerose volte in Olanda, anche nel suo studio a Hummelo. Ero curiosa di vedere come si comporta un suo tipico matrix garden in un ambiente più naturale – del resto da quello che avevo letto, Pensthorpe Park è un parco naturalistico, riserva faunistica sviluppata attorno ad una serie di laghetti.

Il parco in se non è altro che una zona umida, dove naturalmente ci sono diversi tipi di anatre e uccelli su una superficie di 300 ettari. Non ci sono fiori spontanei. I sentieri sono anonimi, nulla di interessante da vedere. Ad ogni cancello c’era un gel per le mani (Covid) da usare prima di toccare il cancello. Per attirare i visitatori son stati messi dei fenicotteri rosa e delle gru in gabbie tristissime e il progetto fiorito di Oudolf sembrava un ago nel pagliaio-anche se devo dire bellissimo. Eppure era pieno di famiglie con bambini, che invece di andare gratuitamente a fare una passeggiata in natura, pagano 50 sterline in 4 per la comodità di avere i servizi a portata di mano, dei pieghevoli con idee per attività da fare con i più piccoli, con i sentieri segnati in modo chiaro, soprattutto con il parco avventura al chiuso. Sarà che io son cresciuta sul Carso Triestino, zona dalla ricchezza e varietà botanica invidiabile, dove ogni sentiero ti regala stupore ad ogni passo, sarà che le uniche gite erano per prati e boschi dove mio padre mi raccontava delle varie piante, sarà che negli anni della mia infanzia l’Italia era molto povera e la mia famiglia un po’ assente per via del lavoro a turni, e son cresciuta inventandomi i giochi da sola usando cortecce, rami, terra, foglie e fiori. Fatto sta che io un posto come Pensthorpe lo trovo assurdo da un lato, e geniale dall’altro, soprattutto magari vicino una grande città, dove le famiglie possono, senza dover esser troppo creative, passare una giornata all’aperto. Penso a quanto la gente sia ormai abituata a farsi dire come passare il tempo libero. Ma penso anche a quanto intelligente sia il sistema inglese di valorizzare economicamente un luogo naturale di poco appeal (zone umide che sono a rischio estinzione con tutte le specie di insetti che vivono solo in questo ambiente e che sono fondamentali per l’equilibrio dell’ecosistema) attraverso la costruzione di un giardino contemporaneo fatto da uno dei designer più acclamati al mondo e, appunto, servizi come ristoranti, negozi, attività che non hanno nulla a che fare con le zone da preservare, ma che generano i fondi necessari a poterle mantenere in autonomia.

Purtroppo, a causa del Covid, al ristorante non è possibile mangiare altro che un panino. Un pò insoddisfatte ce ne andiamo a vedere un giardino di cui ho sentito parlare molto da un amico bulimico di giardini, dove trovo un giardino quasi tropicale, molto eccentrico, non molto ben tenuto (la chiusura per Covid, oltre alla siccità calda della primavera, ha fatto disastri quest’anno) ma con dei giardini in vaso invidiabilissimi.

Torno a casa con una conferma di stima infinita nei confronti della famiglia Bloom, che nonostante il lockdown di 9 settimane, la siccità e le risorse ridotte all’osso, è riuscita a tenere il giardino in splendida forma, perfetta direi.

NOTE sui Giardini in Vaso

Nei tanti anni di Viaggi Floreali abbiamo visto tanti tipi di giardino in vaso. Quelli che mi sono rimasti nel cuore più di ogni altro e che ho voluto proporvi sono i vasi di Cothay Manor. 25-40 piante semi rustiche in un solo vaso, per uno spettacolo continuo da maggio a novembre.

Le composizioni di giardini in vaso vanno fatte a marzo/aprile, quando le piantine, in genere piante perenni semi rustiche , sono piccole. Queste piante sono ideali perchè fioriranno fino le prime gelate se adeguatamente bagnate e nutrite settimanalmente con un fertilizzante foliare (Mary Ann usa un fertilizzante chimico a composizione NPK 15:15:30. Ideale uno con il 15% di nitrogeno sotto forma di nitrati 8.5%, ammonio 3.0% e urea 3.5%. Mary Ann usa il Chempak 4, ma son certa si trovi qualcosa di naturale o comunque di equivalente anche in Italia)

Preparazione: immergiamo tutti i vasetti delle singole piante in un secchio d’acqua (per essere sicuri che siano ben bagnate le teniamo in acqua finchè non escono più bolle d’aria).

Prendiamo un vaso grande alto almeno 50 cm e largo 26-30 cm.

Lo riempiamo di buon compost fino a 12-15 cm sotto il bordo del vaso.

Puntiamo a far stare quante più piante possibile.

Prepariamoci con 20 piante.

La pianta centrale sarà più grande e più alta, vaso da 14-16 cm rimane nel suo vaso, tagliando il fondo, e va piantata su una collinetta di terra.

Poi metteremo 6 piante in vaso da 12 cm

e le altre in vaso da 10 cm.

la pianta centrale deve essere alta

Perenni semi rustiche

1 anisodontea capensis (malva africana) 1 m h

2 Sphaeralcea ‘Hopleys Lavender’ 90 cm h

3 argiranthemum gracile ‘Chelsea Girl’ 60 cm h

2 gaura bianca

2 salvia fulgens rosa

2 argyranthemum rosa Madeira Deep Pink Bonmadepi 50 cm h

2 Glandularia /ex verbena) messi di sbieco, cosi da farli strisciare fuori

3 elicriso petiolaris messi di sbieco, cosi da farli strisciare fuori

le altre piante si piantano molto vicine al vaso centrale

5 pisello odoroso in celle da 5 cm vanno inserite dove rimane qualche buchino, si arrampicheranno sulle altre piante.

Vedi qui il video di Cothay Manor 

Bressingham – Diario di una giardiniera volontaria Giorno 3

Diario di viaggio, Senza categoria

Le mie serate sono molto rilassate, cuciniamo io e Judith, alle volte guardiamo una puntata di ‘The Crown’, alle volte leggiamo.

Judith ha iniziato a studiare l’Italiano qualche anno fa, per cui spesso facciamo conversazione nella mia lingua. Quanto ammiro questa donna – a 78 anni vive nel suo cottage da sola dalla morte del marito un anno fa, con la figlia ha una cavalla, cammina i suoi 10 miglia a settimana, continua a studiare l’italiano e viaggia tantissimo. E’ per me una donna di grande ispirazione, un modello sano a cui mirare (parlo come un’adolescente forse – ma credo che lo siamo tutti, a tutte le eta’, se rimaniamo vivi).

Ieri sera sbirciavo nella sua biblioteca per scegliere qualcosa da leggere e mi sono davvero emozionata a trovarvici ‘War in Valdorcia’ di Iris Origo. Non più di una settimana fa ero nel suo giardino al La Foce in occasione del Viaggio Floreale ‘Giardini e Natura della Valdorcia’ – mi aveva molto colpito la storia di questa coppia che ha dato vita ad una azienda agricola ormai abbandonata, nonostante le difficoltà della seconda guerra mondiale, e che anzi, proprio nella tragedia ha saputo creare e nutrire una forte comunità di resistenza umana oltre al bellissimo giardino.

La mattina mi sveglio sempre prestissimo, alle 6 sono già attiva.

Con un caffè fumante di cafetière torno a letto a leggere, e, alzando lo sguardo, mi godo il grande salice che riempie la finestra.

Avendo perfezionato il tragitto per venire al lavoro decido di entrare un’ora prima e stalkerare il giardiniere Phil, fare due chiacchiere ma soprattutto imparare ad usare gli attrezzi, perchè son stufa di portarmi dietro la carriola pesantissima per poi non usare quasi niente di quello che contiene. E così, facendo due chiacchiere mi metto a togliere le erbacce con lui, gli confesso che mi sento un pò sola laggiù e che non sono neanche certa di fare bene il mio lavoro. Con mio grande sollievo scopro che questo è il metodo Bloom: gettarti in mezzo all’oceano e dirti di nuotare – ci sono passati tutti. Ridendo, sollevata, noto che Phil sta togliendo il fastidiosissimo Oxalis nato in mezzo allo Stachys bizantina usando la forca a mano… Illuminazione. Mi son sentita deficiente per mezzo minuto per non averci pensato da sola, ma, consapevole che non mi serve a niente, mollo l’orgoglio, saluto Phil e corro a sterminare l’Oxalis nato in mezzo all’ Ajuga.

Entusiasta e orgogliosa del mio operato accolgo il signor Bloom che sorvola il mio successo e mi porta alla nuova zona di lavoro. Si, togliere il ‘Willow-herb’ ma anche identificare e segnalare con un bastoncino tutti i seedlings (piantine nate da seme) di un ontano dalle foglie dorate nate spontaneamente in mezzo a centinaia di altri seedlings di ontano comune che vanno invece estirpate. Mi sento investita di un compito importante. Il prossimo passo sarà di mettere queste piantine nei vasetti per essere osservate per 6 mesi prima di decidere se metterle sul mercato.

Il signor Bloom oggi è passato più spesso a vedere come procedeva il mio lavoro, abbiamo conversato sulle piante, sugli abbinamenti, i lavori da fare. È stato molto piacevole.

Inizio a capire il suo sistema di gestione di Foggy Bottom, il suo occhio per gli abbinamenti e il processo di creazione delle nuove aiuole. La cosa che più gli interessa è appunto scoprire nuovi cultivar nati spontamente nel suo giardino, osservarli, capire i potenziali genitori e osservare i caratteri nuovi che lo possano distinguere da altre varietà già esistenti. Nella creazione di nuove zone a Foggy Bottom, parte sempre dal concetto di insieme, ovviamente dà importanza alla riuscita della singola aiuola con scelte cromatiche e di volumi, ma sempre pensando allo sguardo che si alza e vuole poter vedere oltre. E’ sempre attento ai ‘corridoi’ visivi che guidano lo sguardo attraverso il giardino, spesso delineati con un’infilata di piante della stessa varietà che attraversa una o più aiuole, così da creare fiumi monocolore che uniscono le diverse zone del giardino e che se viste da diverse angolature offrono spettacoli diversi. Su suo invito, oggi mi son presa delle piccole pause per andare ad osservare le varie aiuole, scattare qualche foto e prendere nota delle piante che mi interessano.

Mi sono imbattuta in un corridoio di Heuchera ‘Prince’ (color porpora scuro) lungo circa 10 metri che attraversava due aiuole, costeggiato da Festuca glauca e Miscanthus sinensis. Correva come una colata lavica in mezzo ad arbusti piu alti dal fogliame di colori diversi, creando uno spettacolo unico. In un’altra zona sono rimasta catturata da una distesa di Imperata cilindrica ‘Rubra’ costeggiata da Verbena bonariensis che correva in mezzo a grandi cespugli di Erica vagans (che ho deciso essere la mia pianta simbolo) e conifere dalle sfumature brillanti potate a cono come il Juniperus squamata ‘Blue Star’. Il gioco di luce dei raggi solari intrappolati nelle punte rosse dell’Imperata e’ ipnotizzante!

La zona dove lavoro oggi è in ombra, caratterizzata principalmente da Hosta e Felci, due generi molto nutriti di varietà che offrono esemplari diversissimi con cui giocare di trame, forme e colori. Un vero piacere stare qui in una giornata calda come oggi.

Verso fine giornata il mio mentore mi porta a vedere una zona chiusa al pubblico dove coltiva mirtilli, rabarbaro ed una selezione di Erica carnea ‘Goldrush’ dorate bellissime. Domani dovrò togliere le erbacce dalle Eriche perché presto saranno trapiantate in una zona nuova del giardino e devono essere pulite. Al loro posto sorgerà il giardino Giapponese.

Gli chiedo cosa fa di buono con tutto quel rabarbaro, e scopro che piaceva tanto alla moglie che ne faceva diversi usi, ricevo la ricetta di una composta da fare al forno con l’offerta di portarne a casa un po’ e provare. A quanto pare la mia preghiera è stata ascoltata e domani lavorerò con Jerry, un signore che viene una volta a settimana, così magari non mi sentirò tanto sola. Aggiunge che ci sarà anche suo figlio Matt, che sta costruendo una pagoda giapponese.

Oggi mi sembra di volare sui pedali rientrando a casa.

Note sul rabarbaro:

Più lo raccogli e più produce, per cui fino ad agosto è opportuno raccogliere con regolarità le sue foglie, che vanno tirate e non tagliate, afferrando la foglia alla base. Dopo la seconda metà di agosto è meglio lasciar riposare la pianta, per assicurarsi un buon raccolto per l’anno successivo.

Cosa fare con il rabarbaro?

Io amo la composta di rabarbaro che per anni ho mangiato a colazione al B&B Windrush House nelle Cotswolds, mescolato allo yogurt, e frutta secca.

La ricetta è semplicissima:

1.tagliare gli steli in pezzetti di 5-10 cm a seconda della quantità e casseruola a disposizione (quando raccolgo il rabarbaro in orto lo pulisco direttamente togliendo la foglia che uso come pacciamatura)

2. zucchero – qui è veramente a discrezione e gusto. Il rabarbaro in sé è abbastanza acido di sapore, ma molto gustoso. Io con il diabete cerco di non abusare dello zucchero, ma confermo che è tanto più buono se più dolce. Quindi su un kg di rabarbaro puoi tranquillamente mettere 200-300 g di zucchero, il succo e la buccia di una arancia grattuggiata finemente e un goccio di liquore, che sia brandy, rum o un passito. Aggiungi una quantità minima di acqua, tanto coprire il fondo della casseruola e dopo averla portata ad ebollizione, falla andare a fuoco medio-basso per 15-20 minuti o fino a quando il rabarbaro sarà cotto del tutto ma non completamente sfatto. Questa composta può essere messa sottovuoto come le marmellate oppure congelata. Il rabarbaro crudo si presta anche ad essere congelato benissimo.

In alternativa, la versione della famiglia Bloom prevede più o meno le stesse quantità ma viene cotto in forno, per 1 ora a 140°C

Bressingham – Diario di una volontaria Giorno 2

Diario di viaggio

Stamattina mi alzo prestissimo, piena di energia al pensiero di mettermi alla prova e, non trascurabile, alla vista della bellezza che mi circonda. La mia amica Judith vive in un antico fienile in legno con tetto di paglia (si, proprio il thatched roof), circondato da un antico fosso medievale a difesa del maniero (adiacente) di cui il fienile era parte integrante. Dalle mie finestre vedo un grande Salice piangente che dà ristoro alle anatre che qui hanno scelto di vivere, una siepe di tasso con delle splendide rose che sbucano impertinenti, ed un Pyrus salicifolia pendula che spesso viene confuso con un ulivo se visto da lontano, e che trovo invece molto piú bello ed interessante dell’ulivo sia per forma che per colore – è proprio argentato. Il primo che ricordo di aver mai visto era a Sissinghurst, nel giardino bianco di Vita Sackville West; chi viaggia con me sa che tranne questo salice e la struttura architettonica del luogo – Sissinghurst mi dice ben poco, lo trovo un luogo molto commerciale e ormai senza anima.

Puntualissima arrivo al capanno degli attrezzi dove ieri Adrian mi disse che mi sarei potuta cambiare, usare il bagno e lasciare zaino e bici. Ma al mio arrivo nel capanno c’è un giardiniere scontrosissimo che mi impedisce di usare il capanno per via del Covid-19. Cerco di fargli capire che non può pensare che io faccia 2 km per usare il bagno del garden centre – immagino già la programmazione delle soste tecniche… non credo di voler aggiungere questo stress alla mia giornata. Gli dico di si e poi uso il suo bagno, rischio consapevolmente di passare per la solita italiana che non rispetta le regole, ma non vedo alternativa. Lui si scusa. Bene, meglio così. Un po’ stranita me ne vado a trovare il mio mentore per farmi assegnare i lavori di oggi, speranzosa per la mia schiena.

Ahimè conferma che devo riprendere in mano l’Oxalis. Gli chiedo se mi può far lavorare con uno dei giardinieri (magari NON l’integralista con cui ho appena avuto il battibecco ) tanto per capire come usare gli attrezzi e lui dice che questa settimana gli servo qua a Foggy Bottom, perchè c’è tanto lavoro prima delle riprese. Dalla prossima settimana penserà a come fare per farmi lavorare con i giardinieri del Dell Garden. Va bene, io sono a sua disposizione e sebbene le mie ernie mi parlano a mò di diavoletto portandomi verso la negatività, decido di fidarmi di quest’uomo. Avrà un disegno in mente. Sono qui per un mese, non mi lascerà da sola ad estirpare erbacce per tutto il tempo. Rischio la depressione. Sono qui anche per far parte di una squadra, per imparare, per confrontarmi, per parlare. Poi alzo lo sguardo e mi sciolgo dalla bellezza infinita. Non posso fare a meno di pensare che Adrian sia un genio per aver creato un giardino così grande, vario ed interessante a bassissima manutenzione: un giardiniere a tempo pieno ed una part-time per 6 ettari densamente piantumati.

Foggy Bottom, il giardino dove sto lavorando in questi giorni, è essenzialmente l’evoluzione dell’esperimento che Adrian ha iniziato negli anni ’70 con le conifere che collezionava da tutto il mondo, ma soprattutto dagli Stati Uniti – dove spesso si recava in lunghi viaggi da vero cacciatore di piante, per raccogliere i semi delle più particolari. Dalle enormi Sequoie alle minute Tsuga canadensis prostrate, il giardino è un catalogo vivente per la selezione ed utilizzo della enorme varietà di piante appartenenti a questa divisione… ma la cosa bella è che negli anni alle conifere si sono aggiunti innumerevoli altri generi di alberi e cespugli fioriti scelti per il fogliame colorato, insieme a perenni e graminacee sapientemente disposti in grandi aiuole fiorite risultando in un giardino del tutto unico, originale, coloratissimo ed estremamente attraente tutto l’anno, in cui è bellissimo perdersi in lunghe passeggiate.

Anche oggi faccio la passeggiata con gamellina a ora di pranzo e scelgo un posto diverso per il mio panoramic lunch.  Lungo il tragitto incontro uno dei giardinieri che lavora nell’altro giardino: Phil. Scambiamo due parole. Mi fa un piacere enorme, è gentilissimo e premuroso, mi si scalda il cuore: sono le prime parole gentili scambiate in questo giardino. Ha 62 anni (gliene davo 10 di meno); mi confessa che non conosce il nome di nessuna pianta, ma noto che ciononostante sa prendersi cura benissimo di tutte.

A fine giornata passa il signor Bloom. Mi dice che domani cambio zona e che farò un lavoro diverso. Gli dico che mi sento un po’ sola a lavorare tutto il giorno in autonomia ma che gli sono grata e che il giardino è bellissimo.

Si sofferma su un Carpino giovane e mi fa notare che sotto la spirale di plastica attorcigliata sul fusto (contro i conigli che quando in inverno non trovano molto da mangiare si nutrono della corteccia tenera di alberelli giovani) ci sono tre polloni nati sotto la linea di innesto. Mi dice che i polloni non andrebbero mai tagliati ma strappati con un movimento verso il basso, evitando di strappare un lembo di corteccia (tipo le pellicine delle unghie). Mi dice che se voglio provare a togliere i polloni, posso farlo quando ho tempo. Non dà mai degli ordini perentori, è proprio molto British, sembra tutto un invito, un suggerimento, un’idea… mi piace molto… ma inizio a scrivermi le cose che mi suggerisce perché si accumulano.

Gli faccio notare che mi son permessa di tagliare i fiori di una campanula poscharskyana che aveva letteralmente soffocato delle bellissime Polystichum setiferum (felci) e lui controllando l’operato mi da ragione sull’aver liberato la felce, ma sottolinea che la campanula è sotto osservazione per la selezione, e in effetti si sta rivelando troppo invasiva. La zona andrà sgombrata ‘some time soon’. In ogni caso, aggiunge, i fiori della campanula non si tagliano, si tirano – una volta sfioriti, in effetti, gli steli si staccano dalla rosetta ed e’ sufficiente tirarli leggermente perché si stacchino. Lasciano la pianta molto più ordinata.

Nota sui Polloni

Nella carriola ho un bastone lungo, una sorta di prolunga su cui posso infilare due dei miei strumenti. L’unico dei due che ho usato fino ad ora è il ‘root slayer’ che si usa per togliere le erbacce a radice fittonante, una sorta di pugnale non affilato con la punta leggermente biforcuta, e proprio questo può essere usato con la sua prolunga per fare leva e strappare verso il basso anche i polloni più grossi. Se il pollone parte da sotto il livello della terra, è opportuno scavare un pochino per farsi spazio e vedere bene dove parte. Strappare il pollone anziché tagliarlo fa si che non ripartano altri polloni sul taglio. Quando torno in autunno voglio verificare la teoria.

Inforco la bici e decido di fare un percorso diverso, più corto e senza tanti camion. Inizio a sentirmi un po’ più in controllo della situazione.

Il Virus ci impedisce di spostarci, ma non di viaggiare con il cuore.

Diario di viaggio, fotoracconto, Giardinieri, Senza categoria, Viaggio Virtuale, video

Cari amici,

sono stata molto silenziosa nell’ultimo mese, in attesa di comprendere cosa stesse succedendo.. come tutti voi immagino.

Ad oggi non si sa cosa succederà con i viaggi, e non voglio pensarci più di tanto perché son certa che siano le nostre reazioni a determinare come andranno le cose dopo. Si parla tanto di come sarà il mondo dopo il Coronavirus…. non lo sappiamo, ma facendo ipotesi, già creiamo la realtà. E purtroppo generalmente le ipotesi che si sentono non sono positive. Allora ho deciso di non ascoltare. Ho deciso di concentrarmi solo su ciò che posso fare io oggi. Ogni giorno.

E cosi’ ho deciso di non stare ferma. O meglio di stare ferma fisicamente, ma di viaggiare virtualmente esattamente come se non ci fosse la pandemia in atto.

Il 18 aprile sarebbe partito il secondo viaggio della stagione (per fortuna il primo – a febbraio per i Giardini invernali – siamo riusciti a farlo) con destinazione Sicilia Orientale.

Cosi’ mi e’ venuta l’idea di chiamare gli amici giardinieri e le guide turistiche che ci avrebbero ospitati in questo meraviglioso viaggio, e fare le visite su Skype, imparando poi a montare dei bellissimi video con le sequenze girate durante i viaggi precedenti e quelle fornite dagli amici giardinieri.

E cosi’ faremo per tutti i viaggi fino a quando non sarà possibile ricominciare a viaggiare davvero.

Vi regalo qui il primo  giorno di viaggio in Sicilia con la deliziosa accoglienza della famiglia Gravina e vi invito a seguirci sul nostro canale YouTube  dove troverete le tappe dei nostri viaggi.

Un abbraccio a tutti, tenetevi in salute fisica e mentale.

Erica

Winter Gardens – una scoperta di inizio anno

Diario di viaggio, fotoracconto, Giardini inglesi

Sono da pochissimo rientrata dalla mia fuga gennaiola (La Crusca non specifica nulla, gennarina mi sembrava poco probabile), ormai diventata tradizione, alla scoperta di nuovi giardini, villaggi e passeggiate nelle mia amata campagna inglese e non sto nella pelle dall’emozione e il desiderio di condivisione.

Due luoghi mi sono particolarmente piaciuti e di questi voglio raccontarvi. Uno già lo conoscevo, ci ero stata in giugno diverse volte e mi era sempre rimasta la voglia di vederlo in inverno – in estate puoi sempre intuire, osservando attentamente, come potrà essere il giardino nella sua veste invernale, e a Bressingham Hall è evidente che non c’è un momento nell’arco dei 12 mesi che non riservi indimenticabili bellezze e stupore.

Bressingham Hall gardens, creato dalla famiglia Bloom negli anni ’50, esperti ed appassionati vivaisti e collezionisti di piante particolari, hanno avuto un ruolo molto influente nell’orticoltura Britannica per decadi. Oggi, Brassingham si estende su sette ettari e mezzo, e ospita ben 8 mila specie disposte sapientemente e con grande gusto nei 6 giardini tematici.  Alan Bloom era conosciuto a livello mondiale per la sua collezione unica di piante perenni, un gran precursore di quello che oggi è lo stile predominante nel giardinaggio. Nel 1962 suo figlio Adrian è entrato nell’azienda di famiglia apportando una diversificazione nell’offerta di collezioni, inizialmente con eriche e conifere nane e striscianti. Già all’epoca iniziò il suo primo riuscitissimo esperimento di impianto invernale, mentre nel 1967 iniziò a creare un giardino attraente nei 12 mesi dell’anno. Foggy Bottom, è stato il primissimo progetto paesaggistico al mondo pensato come winter garden: 3 ettari di conifere particolarissime, eriche e alberi scelti per la bellezza della corteccia, oggi arricchiti da graminacee e cespugli interessanti. Nel 2003 nasce il Winter garden, dove il colore avvolge il visitatore anche nelle giornate più grigie.

Ho avuto la fortuna di essere accompagnata nella visita, nonostante il giardino fosse chiuso a gennaio, da Adrian Bloom in persona.

Come spesso succede quando un proprietario giardiniere ti accompagna nella visita del suo giardino, lui o lei tendono a vedere principalmente gli errori, i lavori da fare, i problemi che stanno affrontando, che siano legati a malattie, infestazioni o qualche animaletto dispettoso, mentre tu visitatore sei senza parole davanti la bellezza del loro operato. Attraverso lo stupore negli occhi del visitatore, le parole di apprezzamento, l’entusiasmo e l’euforia difronte tanta bellezza, anche il giardiniere si accende, si dipana la nebbia dei problemi e si ricorda tutte le cose belle che lo hanno portato fino a li. Questo è il motivo per cui i giardini vanno aperti al pubblico, questo è il motivo per cui è importante visitarli assieme a chi li ha creati o li mantiene. E’ uno scambio nutriente a tutti i livelli.

Proprio questo è successo questa settimana a Diss quando ho avuto la fortuna di essere accolta, con una certa riluttanza e sospetto iniziali, data la stagione e data la mia richiesta con 2 giorni di preavviso.

E’ stato un tango indimenticabile sulle note ora languide dei ricordi degli albori della loro avventura verde, ora frizzanti con i racconti di alcune piante speciali e la loro origine, ora lente e riflessive sui progetti a venire, tutto condito da una dissimulata malinconica passione.

Un giardino maestoso, coloratissimo, spiritoso, autentico nella sua unicità. Non ha mai rispecchiato il gusto inglese come disposizione di piante e soprattutto per l’impatto molto poco delicato delle intense colorazioni e accostamenti, ma proprio per questo mi è piaciuto. Adrian, suo padre e suo figlio Richard sono uomini coraggiosi, dal gusto proprio, con una profondissima conoscenza di migliaia di specie, la capacità, volontà e possibilità di scegliere e creare il paesaggio in cui vivere e la speranza di poter essere di ispirazione per le generazioni a venire. Per me un onore ed un piacere indimenticabile averlo conosciuto e non vedo l’ora di accompagnare molti di voi a fare la sua conoscenza e vedere il suo meraviglioso mondo.

La seconda scoperta emozionate si trova invece nel Sussex, a circa 1 ora a sud di Londra, luogo che desideravo da molto visitare. Wakehurst Place è una succursale di Kew Gardens, il loro ‘Wild Botanic Garden’ un luogo di studio, ricerca, esperimenti ed eccellenza. Ci sono voluta andare in questa stagione perchè avevo letto del nuovo impianto a gennaio 2019, di un giardino invernale. La descrizione sul sito di Kew diceva: ‘Il Winter Garden è il nuovo spettacolo orticolo di Wakehurst, pieno di delizie sensoriali e il luogo perfetto per sollevare gli spiriti in una fredda giornata invernale. Progettato dal supervisore del Wakehurst Garden Francis Annette, dopo essersi formata al London College of Garden Design, intreccia 33.000 piante in una audace composizione contemporanea.’ Come non incuriosirsi?

Al di là del bellissimo parco paesaggistico ricco di sentieri ondulati tra le migliaia di piante disposte in base alla provenienza, il giardino invernale presso l’antico maniero offre in questa stagione un’intensa esperienza visivo-olfattiva. Le protagoniste indiscusse sono le 3 grandi betulle himalayane (Betula utilis var jacquemontianii) e vari altri esemplari più giovaniche con i bianchissimi tronchi si alzano splendenti verso il cielo, intervallati dal bagliore ramato del ciliegio tibetano (Prunus serrula tibetica).

All’interno di questa struttura, la ricca fragranza di Daphne e Hamamelis posizionate vicino ai bordi del sentiero, ti premia con il loro intenso profumo.

La tessitura e il colore vivo provengono da grandi blocchi di Cornus (comprese le cultivar “Midwinter Fire” e “Bud’s Yellow”), candide Erica bianche e vivaci Erica viola, succulente Bergenia bronzate, morbidi Calamagrostis e Pennisetum, pennellate di ciclamini, graminacee interessanti come Carex Comans e Ophiopogon, bucaneve, e via via altri fiori che si apriranno nei prossimi mesi invernali.

La presentazione del Winter garden sul sito di Kew era allettante, ma la visita ha superato ogni aspettativa. Rispetto ad altri giardini invernali, la varietà di piante era di gran lunga inferiore, ma la scelta di usare il mass planting ha creato un’armonia assoluta, ed il chiaro messaggio che non esiste una stagione senza delizie naturali.

Questo giardino non è nel programma dei prossimi viaggi invernali 20-23 febbraio e 28 febbraio -1 marzo, ma credo che troveremo il modo di fare una leggera deviazione almeno per il viaggio del 20 febbraio per riuscire a vederlo – ne vale davvero la pena.

E con questo, cari amici vi saluto e inizio a pensare ai viaggi Londinesi ed a quello Olandese di Agosto.

Buon risveglio 😉

Erica

Giardini ed Eccellenze del Suffolk e dintorni

Diario di viaggio, fotoracconto

Si è da poco concluso il primo viaggio lampo alla scoperta del Suffolk e dintorni. Un fine settimana lento e rilassato, all’insegna della piacevolezza in tutte le sue forme.

Alloggiando a West Stow Hall, una dimora del 1520, dopo una colazione nobile ci siamo regalati passeggiate nei più bei giardini, rosei e parchi della zona.

Qui sopra le foto del nostro alloggio.

Qui sotto le foto di Wyken Hall, una realtà sorprendente in termini di qualità dell’ospitalità, della raffinatezza del giardino, del negozio e ancor di più del ristorante connesso alla vigna. Wyken infatti, di proprietà di Kenneth e Carla Carlisle, è un concentrato di raffinata passione per i sapori, i colori e la vita in tutte le sue forme.

Un giardino colorato in tutte le stagioni attorno ad una casa antica, ristrutturata per essere vissuta e goduta dalla famiglia e dai molti amici.

Sotto le foto della nostra visita al Roseto di Peter Beales, dove sono visibili le rose del noto ibridatore, assieme a tante altre rose moderne ed antiche. Spettacolari gli archi e tutte le altre strutture per rose rampicanti.

Ma l’ultimo giorno della nostra permanenza è stata la ciliegina sulla torta. Qui sotto alcune foto della nostra visita al giardino di Fuller’s Mill, un giardino fatto con passione per piante, nato senza un progetto chiaro se non quello di dare massimo spazio allo sviluppo naturale di ogni pianta. Una vera festa per gli occhi, innumerevoli le varietà di piante, alcune rarissime e tutte bellissime.

E come non gioire nonostante fosse ora di tornare a casa, vedendo il giardino di Beth Chatto… Il suo gravel Garden è sempre una grande emozione e una inesauribile fonte di ispirazione anche per noi mediterranei.

Grazie a tutti i compagni di viaggio … il 29 giugno torniamo!

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Dutch Wave – Il diario di viaggio

Diario di viaggio, fotoracconto, Senza categoria

Condivido con piacere il diario del viaggio in Olanda appena concluso preparato da una affezionatissima viaggiatrice di Viaggi Floreali, Paola Colucci a cui aggiungo un mio collage do foto.

Erica ci ha portato in Olanda a fine agosto, il periodo migliore per cogliere al meglio la bellezza dei giardini ispirati alla Dutch Wave. Nove “girls” imbarcate in un pulmino hanno così potuto scorrazzare in lungo e in largo alla scoperta di luoghi indimenticabili, con i tempi giusti per poter godere appieno di paesi, città, giardini e parchi. Una settimana ricca di sorprese, vissute con grande allegria, all’insegna della curiosità e dello stupore.

La visione che ora abbiamo dell’Olanda è del tutto diversa da quella che ci prefiguravamo prima del viaggio; abbiamo potuto apprezzare così la calda accoglienza che ci è stata riservata, la frugalità di un popolo che, pur partendo da condizioni ambientali difficili, ha saputo farne un punto di forza grazie al lavoro, e non riposa certo sugli allori. Gente abituata a lavorare duro, niente lussi ma attenzione all’ambiente, semplicità nei modi, più valore alla sostanza che all’apparenza. Non ci aspettavamo di vedere luoghi così belli e giardini così particolari, un inno all’innovazione nel segno della sostenibilità.

Abbiamo iniziato con la visita al giardino privato di Piet Oudolf, uno dei padri della Dutch Wave, movimento che si può definire anche nuovo perennialismo, visto l’uso magistrale delle erbacee perenni e delle graminacee, abbinate al fine di dar vita a giardini dall’aspetto naturale. In realtà alla base di questi giardini c’è una progettazione rigorosa, ma così non sembra e ci si sente a proprio agio, certi che si potranno prendere a prestito molti spunti, oltretutto senza un’eccessiva spesa. Oudolf, che continua ad esercitare la professione di architetto del paesaggio nonostante sia ormai una star a livello mondiale ed abbia una certa età, ci ha accolto con semplicità assieme alla moglie Anja. Il loro giardino coniuga il rigore di alte siepi formali con spazi in stile prateria, in cui campeggiano magnifiche graminacee assieme a colorate piante perenni. Hummelo, nasce come vivaio (oggi dismesso) e terreno di sperimentazione e selezione delle piante più resistenti, le cultivar dai colori più giusti, uno per tutti un gigantesco eupatorium rosa scuro che abbiamo poi rivisto in numerosi giardini.

Abbiamo dormito a Zwolle, un’antica città anseatica, il giorno dopo abbiamo ripercorso 80 anni di storia del garden design olandese visitando i giardini di Mien Ruys, donna fantastica che nel corso della sua lunga carriera ha dettato le linee guida dello stile olandese, estremamente innovativo. Una teoria di giardini di tipo diverso, d’ombra, d’acqua, da sole…modelli ed aiuole da imitare, alla portata di tutti, arredati con materiali semplici, anche frutto di riciclo. Una fonte di ispirazione inesauribile, anche grazie all’intento didattico delle spiegazioni per la composizione delle aiuole.

Prossima tappa “Priona”, il giardino del compianto Henk Gerritsen, che ha fatto dell’uso delle piante spontanee la sua bandiera. Dopo la sua morte il giardino è stato preso in cura da una fondazione ed ora da una donna coraggiosa, che ha lasciato il suo lavoro manageriale per gestire e riportare alle origini, nel tempo, questo parco. Qui siamo state a lungo tranquille, coccolate da un giovane chef che ci ha preparato degli incredibili piatti a base di erbe e fiori e vari ingredienti, presentati in modo del tutto innovativo.

Il giorno dopo abbiamo visitato un giardino con vivaio, “De Luie Tuinman”composto da una pluralità di stanze ispirate a diversi stili; sensazionali i giardini d’ombra, le aiuole di perenni, le collezioni di fiori, il tunnel di platani, i giardini d’acqua. E pensare che il nome significa “Il giardiniere pigro…”

Ci siamo quindi spostate a Nord, dove abbiamo visitato “Lianne’s Siergrassen”, un vivaio specializzato in graminacee, dove abbiamo giocato a fotografarci dall’alto, immerse nella “prateria” punteggiata di fiori di ogni colore.

Abbiamo dormito a Groeningen, che abbiamo visitato il giorno dopo con una guida. Qui abbiamo anche gironzolato nell’immenso mercato, ricco di ogni ben di Dio, a prezzi modici. Peccato non avere molto posto in valigia per fare incetta di bulbi….

Nel pomeriggio siamo andati in ‘pellegrinaggio’ a Kwekerij Jakobs, dove i proprietari coltivano la collezione nazionale di helenium. Io vado matta per questi fiori semplici e colorati di fine estate, così mi sono inebriata alla vista di nuove cultivar bellissime, “Red velvet” le cui corolle rosse si incendiano alla luce, oppure Carneval, dalle grandi margherite screziate di giallo e rosso. Sono stata particolarmente bene nel giardino di questo vivaio, dove i sentieri tra le alte perenni portano ad un laghetto. Si deve riconoscere agli olandesi una capacità magistrale nel creare percorsi che diano movimento ad un territorio per sua natura piatto! Non solo, anche nel fare giardini ricchissimi in un suolo sabbioso.

Ci siamo quindi spostate a Nord, con un traghetto siamo andate all’isola di Schiermonnikoog, dove abbiamo affittato delle biciclette e ci siamo immerse nella natura meravigliosa di questo posto, dove le mucche pascolano nei prati di graminacee ed artemisia, e si percorrono le stradine in lungo e in largo. La spiaggia è quasi lunare, battuta dal vento. Ci siamo divertite, il tempo atmosferico ci è sempre stato favorevole in questo viaggio, consentendoci anche qui di godere del sole, di un vento non freddo, libere come l’aria…

Il giorno dopoabbiamo visitato un giardino con vivaio, “De Kleine”, incredibilmente vario, con ricche bordure in cui campeggiano sia le Hydrangee paniculate bianche, dai fiori grandi ed eretti che si trovano un po’ ovunque e caratterizzano i giardini del paese, sia piante ricercate e mai viste, ordinabili facilmente via internet.

Nel pomeriggio ci aspettava la visita al giardino più speciale… quello di Jaap de Vries, tecnico dell’illuminazione teatrale che, in pensione, ha creato un giardino di luce, in cui le stipe dorate fanno da sfondo a fiori colorati, il paradiso della fotografia! Il proprietario e la moglie ci hanno accolto, come del resto hanno fatto in molti nel corso di questo viaggio, in modo da farci apprezzare appieno la permanenza nel giardino, con spiegazioni esaurienti e merenda sotto il gazebo. Mi sono stupita una volta di più di come si possa riuscire a creare giardini così diversi, a seconda delle interpretazioni dei loro creatori…qui c’è una sensibilità incredibile nell’allestire un ambiente quasi teatrale, che cambia con la luce, dagli effetti forti, addirittura drammatici verso sera…i fiori a pannocchia di sanguisorbe e persicarie, le corolle di helenium e rudbekie, le delicate salvie e i robusti eupatorium catturano l’attenzione in mezzo alle stipe ondeggianti che catturano i lampi di luce ed a loro li rimandano, in un gioco di colori e di chiaroscuri….una festa per gli occhi, un invito alla meditazione estatica…

Le notti passate a Dokkum ci hanno fatto apprezzare le particolarità di questa città del Nord, vestita a festa per una “sagra” del gambero gigante, dove un tempo si passava nella tradizionale corsa con i pattini per i canali attraverso 12 città, che ora non si fa più a causa del riscaldamento globale. Passato e presente della cittadina, fiera delle proprie tradizioni, ci sono stati spiegati da Erwin, giovane studioso di storia.

Abbiamo quindi incontrato Nicco Kloppenborg, garden designer che ha abbellito l’intera cittadina dove abita, i cui residenti si sono accordati nell’affidarsi a lui per creare un paesaggio unitario, un rimando da una casa all’altra di siepi non troppo alte che consentono la visione di piante usate con maestria. Potenza dell’Olanda…chi mai farebbe questo dalle nostre parti? Il risultato è eccellente. Nikko ci ha ospitato a casa sua, allestendoci un pranzetto ottimo ma semplice, nello stile olandese di un’accoglienza che non ti mette mai in imbarazzo e ti fa star bene.

Percorrendo la grande diga siamo giunte a d Amsterdam, dove è stato possibile per me visitare il Rijksmuseum, cosa che desideravo da tempo, e per altre recarsi all’asta mattutina dei fiori.

Erica ha organizzato per noi un viaggio molto vario, divertente ed istruttivo, molte sono le suggestioni e molti gli stimoli che ci siamo portate a casa: insegnamenti validi per i nostri giardini ma anche per la nostra vita.