Scozia 17-20 maggio 2020 partenza Venezia

fotoracconto, Giardini inglesi, Programma di viaggio, Senza categoria

Quattro indimenticabili giorni alla scoperta dei giardini di Scozia, la sua natura e la sua intricata storia di clan e clearances. Un viaggio lento ed itinerante tra isole, boschi di rododendri, highland cows, villaggi di pescatori e castelli in occasione della fioritura delle acidofile e di bluebells. Tra i giardini più conosciuti vedremo Benmore botanic gardens, Crarae e Arduaine, con altri piccoli privati molto amati. Visiteremo il Castello di Inveraray, e le rovine di Kilchurn.

PROGRAMMA:

Volo di riferimento Easyjet Venezia Glasgow.

Giorno 1.

Ritrovo a Glasgow airport ore 12,45. Partiamo subito per il giardino botanico Benmore – che ospita un bosco di sequoie, una vallata Cilena ed una vallata del Burma – essendo questa terra riscaldata dalla corrente del golfo, a inizio 1900 i grandi proprietari terrieri di Argyll hanno scelto di creare dei boschi rododendri, camelie, azalee, araucarie, bamboo e altre piante asiatiche in voga all’epoca. Benmore è uno dei più spettacolari boschi fioriti al mondo. Nel tardo pomeriggio ci trasferiamo ad Inveraray, e dopo esserci sistemati al bellissimo B&B andiamo ad esplorare il villaggio sul mare dove rimarremo a cena. Alloggio Rhuda na Craige.

Giorno 2.

Al Mattino andremo a passeggio fino il bellissimo castello di Inveraray, potremo raggiungere le antiche rovine in posizione panoramica sul promontorio. Pranzeremo in paese e avremo un pò di tempo per lo shopping. Nel pomeriggio andremo al bellissimo giardino di Crarae altro parco dai grandi alberi fioriti in primavera – proseguiamo al nostro prossimo alloggio nella fascinosa baia di Arduaine. Alloggio Loch Melfort

Giorno 3.

Al mattino andremo a piedi a visitare il bellissmo giardino di Arduaine uno dei più belli e vari giardini di Argyll – gode di una panorama ineguagliabile sul mare e sulle drammatiche isole difronte. In tarda mattinata faremo visita all’amica Maggie, giardiniera del castello di Ardmaddy, il giardino con più anima di tutto Argyll. Rientrando passeremo per il piccolo giardino nascosto di An cala. Faremo una strada diversa per rientrare a Inveraray, passando dal castello di Kilchurn ed altri punti panoramici. Notte a Rudha na Craige.

Giorno 4

Al mattino andremo a visitare il giardino di Geilston prima di rientrare a Glasgow per il volo di rientro delle 17,30.

Costo in camera doppia € 930, supplemento singola € 130.

Il costo comprende tre notti in B&B, tre cene, tutte le entrate, le visite menzionate, pulmino per tutta la durata del soggiorno, accompagnatrice Viaggi Floreali bilingue.

PER PRENOTARE

Cotswolds: il racconto di una compagna di viaggio

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Felicissime di aver ricevuto questo bellissimo racconto di viaggio, non possiamo fare a meno di condividerlo.

Sono appena rientrata dal Viaggio nelle Cotswalds: un eden. Regnano pace, verde, fiori, animali liberi, luce, odori di erba tagliata ed essenze profumate, di lavanda e di the’ aromatici, di fish and chips e di dolci fatti in casa.
Con Viaggi Floreali, sai che la compagnia di viaggio condivide con te questi amori e l’armonia di gruppo ne sarà beneficerà’. Il mio, poi, è stato un gruppo eccezionale, donne speciali: Anna, Alessandra, Emilia e Eleonora, tutte entrate nel mio cuore e in quello di mia sorella, naturalmente così come la nostra guida, ormai amica, semplicemente fantastica. Attenta alle esigenze di ognuna di noi, piacevolissima nello spiegarci qualsiasi argomento, con naturalezza, con allegria, molta competenza, ma senza mai annoiare, condendo il tutto con chicche che non leggi di certo in giro.

https://youtu.be/7dJZMPfR8g8
Il video racconto fatto con le foto di Maria Rita, Anna, Eleonora, Emilia e Alessandra.


Abbiamo fatto base in un bed & breakfast delizioso. Tipica casa inglese per assaporare a pieno l’atmosfera britannica, con carte da parati e giardino compresi e un’ospite perfetta: Kate, efficientissima, sempre pronta a soddisfare ogni esigenza, e, anche lei sempre col sorriso!
La sua disponibilità mi ha veramente colpito. Un esempio tra tutti: la sera prima di partire, per salutarci, ci ha preparato un aperitivo delizioso, con tanti sfizi, naturalmente preparati in casa, compreso il cocktail a base di Pimm’s base di gin, con tanta frutta tagliata, menta e limone.
Le colazioni di Kate sono impareggiabili: molta frutta fresca, sempre melone, fragole, frutti di bosco, e anche ananas, pesche, passion fruit…insomma un vero tripudio.
Anche il pane, preparato da Kate, condito in modi diversi e gustosissimo.
Oltre al classico bianco o integrale da gustare tostato col burro e marmellate (sempre “homemade”).
Poi yogurt, cereali, dolci fatti in casa, manco a dirlo.
“Least but not last”, insomma non per ultimo cito: le uova.
Fritte, poached o (e le raccomando) strapazzate. Le uova sono di galline libere, il tuorlo è di un giallo che io non ricordo di aver mai visto ed hanno un sapore da provare assolutamente.
E poi l’angolo salato, con brie, salame, salmone e quant’altro.
Passiamo all’oggetto del viaggio. Ogni giorno abbiamo visitato uno o due giardini, tutti diversi nell’impianto, nella progettazione, nelle sensazioni che emana e l’impronta che lascia.
Ognuno ti incanta.
E l’ultimo, non sai perché, ti pare il più bello.
Fino al successivo…
C’è stato tempo per visitare dai paesini più tranquilli, immersi in una natura sfolgorante, dal silenzio rotto dal qualche belato ai villaggi più vivaci, sprizzanti di turisti colorati che gioiosamente li precorrono fotografando tutto (persino un gruppo di tartarughe …finte! In ferro, si! giuro!). Ogni paese comunque iconografico e dunque imperdibile.
Li abbiamo girati liberamente, per la gioia di chi ama i monumenti o fare shopping o riposarsi in una sala da the’ o sorseggiare una birra fresca in un pub, magari all’aperto, con vista a perdita d’occhio sul panorama e godersi il tramonto.
Il programma era fitto e lo abbiamo rispettato tutto.
Senza corse tuttavia, senza affanni, senza subire l’ansia dell’ “impegno” ma concertando insieme gli orari degli appuntamenti.
Parimenti, abbiamo concordato di variare il programma ed inserire un evento appreso lì per lì: porte aperte per un giorno ai giardini privati. Evento confermatosi un’esperienza unica, veramente speciale.
In conclusione è stato un viaggio splendido, lo suggerisco a chi ama la quiete, la natura.
A chi è curioso.
A chi vuole rigenerarsi nel fisico (si cammina un bel po’, ma ci si può sempre fermare per riposare! ) e nello spirito, nella zona c’è un rispetto della natura e delle persone che ritempra.
A Broadway ad esempio ci si saluta tutti in paese, anche se nessuno vi conosce.
Non serve parlare inglese, la guida vi tradurrà tutto, menu inclusi.
Basterà che impariate: “Hello!”, “Good morning” “Good bye!” e “Good evening”; prepariate un paio di scarpe comode et voila’, sarete pronti per partire per uno degli angoli dell’Inghilterra più incontaminati e più verdi, dove potreste imbattervi, con un po’ di fortuna, perché no, anche nell’Ispettore Barnaby.
Buon viaggio!
Maria Rita Genco

Non serve una licenza per passeggiare

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Questi ultimi mesi sono stati caratterizzati da molte novità, nuovi incontri e nuove sfide.

Ciò che mi piace della mia vita e del mio ‘lavoro’ è che sono costantemente a confronto con me stessa, con i miei limiti, con persone che mi ispirano, sia per la loro bellezza che per la loro bruttezza. Cerco di utilizzare soprattutto le criticità e i miei errori per crescere e per migliorare. Dico sempre che mi piacerebbe poter comprendere e crescere senza fare certi errori, mi piacerebbe essere così saggia da poter intuire in anticipo – ma ad un certo punto, con 45 anni di vita alle spalle e un certo numero di errori grandi – comprendo ed accetto che la mia modalità è questa: se non ci sbatto il naso non imparo.

Un paio di cose mi sono rimaste ben impresse dai miei studi per il master in TESOL (teaching English to Speakers od Other Languages) a Londra:

  1. Ognuno è dotato di un suo metodo cognitivo – e impara solo in quel modo. Io sono una kinestesica – imparo solo facendo.
  2. Per imparare una nuova materia ci deve essere una forte Motivazione e l’allievo deve poter essere Autonomo.

Vi chiederete perché vi sto raccontando queste cose. Me lo chiedo pure io.. ma vediamo dove va a finire questo racconto…

Mi sento in cammino ormai da molti anni, sento la chiamata verso qualcosa che non ho ancora compreso chiaramente, sento il desiderio di avere uno o più mentori su questo mio cammino, sento spesso il peso sulle mie spalle di questo cammino in solitaria, mi dico che vorrei affidarmi a qualcuno…. e poi mi tornano in mente questi principi su cui ho fondato la mia ‘rinascita’ dopo la malattia del 2005-2009.

Nel 2008 sono andata ad ascoltare il Dalai Lama a Milano per 3 giorni. E’ stata un’esperienza stranissima. A livello intellettuale non ho compreso tutto quello che diceva, certi concetti erano molto distanti dalla mia comprensione, ma ciononostante ero permeata (e son certa anche tutte le altre migliaia di persone presenti) da un fortissimo senso di compassione, dolcezza, pazienza, e allegria.

Oltre a questa bellissima sensazione di essere avvolta in una soffice coperta amorevole, l’insegnamento che più mi ha colpito riguarda nuovamente il sistema cognitivo. Questa volta riguardava la verità e la religione. Il Dalai Lama spiegò che esistono molte filosofie e religioni perché al mondo e nelle varie epoche ci sono stati uomini illuminati che avevano diversi sistemi cognitivi. Più o meno tutte le religioni e le filosofie aspirano alla felicità, la pace, l’amore. Ma avendo sistemi cognitivi diversi, gli esseri umani arrivano alla stessa comprensione usando canali diversi. Il Dalai Lama scoraggiava tutti noi occidentali a cambiare religione a meno che non trovassimo in una religione diversa dalla nostra il modello adatto al nostro sistema cognitivo, o in parole più semplici – ben venga avvicinarsi ad una religione diversa dalla tua se il metodo che ti propone ti aiuta a diventare più paziente, compassionevole, amorevole. Ci invitò a mettere sempre tutto in discussione e non accettare nulla come legge. La religione, la filosofia vanno messe in pratica ed i risultati osservati.

E così negli anni mi sembra di aver compreso che tutti abbiamo qualcosa da dare e da prendere in tutti gli incontri. Ogni persona che incontro può essere mio mentore anche solo per un giorno, a sua insaputa, a suo o mio malgrado. Sta a me riconoscere il valore dell’incontro e lasciare fiduciosamente che le cose accadano…. Lo capirò dopo il messaggio, l’insegnamento. Forse per chi mi legge tutto questo è banale.. per me non lo è stato. L’ego mi ha spesso portata a dare troppa importanza a certe persone il cui esempio non aveva nulla di arricchente per la mia vita, o di ignorare invece altre la cui influenza sarebbe stata molto più positiva e costruttiva.

Così.. insomma.. una riflessione di mezza estate – con le cicale che friniscono e la brezza che mi accarezza i capelli all’ombra della chiesa dei santi Pietro e Paolo di Tomaj.

Ma il titolo di questo articolo è: ‘Non serve una licenza per passeggiare’. Tornando quindi con i piedi in terra, vi racconto di questa riflessione che ho fatto quest’anno durante i viaggi.

Lo sapete che per il 90% i Viaggi Floreali sono frequentati da donne, alle volte sono amiche che viaggiano insieme, altre sono madre e figlia, ma nella stragrande maggioranza dei casi sono donne che viaggiano da sole. Da sole perché il marito non ama l’andar lento tra fiori e giardini, da sole perché non hanno più un marito, da sole perché si vogliono regalare uno spazio personale per stare nella bellezza, da sole perchè era da una vita che sognavano di fare un’esperienza del genere ma non hanno nessuno con cui condividere e l’idea del piccolo gruppo condotto da donne le rassicura.

Ecco questo ultimo punto mi ha tanto scaldato il cuore. Quest’anno in particolare ho deciso di introdurre molte più passeggiate in natura nei viaggi, perché è forse il momento più autentico del viaggio, il momento più avventuroso, dove si lega di più e dove tutte si sentono più coraggiose… insieme.

Per qualche strano motivo si pensa sempre che per poter andare a fare una camminata nei boschi bisogna esser guidati, e si pensa solitamente alla guida escursionistica, al gruppo di sfegatati trekker che trasforma una qualsiasi gita in una corsa ad ostacoli.

Ma non deve necessariamente essere così.

Sarà che sono cresciuta nei boschi, da bambina abitavamo sul carso triestino, in una zona di nuovissima urbanizzazione, proprio al margine del bosco che si apriva sulla landa carsica. I pomeriggi si passavano così, a giocare nel bosco, a inventare giochi con cortecce, sassi, terra, piante. E le domeniche con le cugine, zie e zii si andava a scampagnare in Slovenia. Gamberi di fiume, nocciole, asparagi, funghi, stropacui (frutto del corniolo), frittelle di sambuco e di acacia.. Nessuno guidava nessuno – si andava e basta. Ognuno aveva la libertà di poter fare esperienza della natura, del bosco, delle piante, il loro profumo, le loro caratteristiche, per quanto spiacevoli potessero anche risultare (la bardana nei capelli, il tarassaco che macchia, il dittamo che ti fa venire le bolle, l’ortica urticante, le more spinose).

https://youtu.be/lbww5C1ApzE
Il video racconto di questo splendido viaggio in Cornovaglia

E così poi è rimasto anche nella mia vita da grande. La sicurezza di sentirmi sempre esploratrice. Sempre a mio agio negli elementi naturali. La libertà di andare in un bosco che non conosco. L’entusiasmo di mettermi alla prova e venirne a capo.

Ecco, mi piacerebbe che nei miei viaggi ci fosse sempre questo spazio di spontaneità, di ‘controllata’ improvvisazione (con la dovuta documentazione a priori).

E quindi continuerò a sperimentare passeggiate semplici e sicure in luoghi spettacolari e di condividerli con chi a me si affida, nella lentezza che caratterizza noi donne di fiori.

Vi abbraccio forte e vi auguro un bellissimo weekend

Erica

Slovenia: Diario di una viaggiatrice – non è mai tardi per cambiare

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Slovenia Inno alla Primavera 22-24 Marzo 2019

… nel bel mezzo di una “simpatica riflessione sul trascorrere del tempo ” , il 10 gennaio 2019, ricevo un messaggio su WhatsApp da Erica Vaccari:

  • Antonella buongiorno.
  • Sono Erica di Viaggi Floreali.
  • Guardi il video, c’è una sorpresa per lei.

Alla fine di ogni viaggio, Erica invia un questionario di qualità a chi ha partecipato (questionario per lei prezioso, che utilizza per apportare migliorie ai viaggi stessi). Ad ogni questionario viene assegnato un numero. Come ogni anno effettua quella che chiama una “Pesca magica” fra le persone che lo hanno inviato. Quel giorno viene estratto il numero 11, numero assegnato al mio questionario.

  • Congratulazioni Antonella, hai vinto un weekend. Ti aspettiamo. Fatti viva.

Dovrebbe sorprendermi piacevolmente, invece questo “fuori programma” quasi mi infastidisce… No, ho già deciso, quest’anno non vado da nessuna parte!

Mi metto in contatto, mi informo.

Il viaggio è da fare entro l’anno o lo posso offrire a una persona cara.

Offrire a chi ? I miei cari amano altre tipologie di viaggi.

Nutro grande simpatia per Erica, giovane donna entusiasta e determinata che ha dato vita a “Viaggi Floreali”, questo andar lento, a misura d’uomo, per vedere solo il meglio. Un modo di viaggiare che soddisfa la mia natura contemplativa, amante del silenzio parlante e della natura viva, insieme alla certezza di soggiornare in strutture generose di comodità e attenzioni per gli ospiti .

Non posso che andare, devo superare questa ritrosia.

Guardo i viaggi in programma. Non ho voglia di andare in Inghilterra. Mi dice che a breve aprirà le prenotazioni per un weekend in Slovenia .

Vada per la Slovenia…togliamoci questo pensiero!

Poco tempo dopo Erica pubblica il programma del viaggio in Slovenia: Inno alla Primavera 22-24- marzo 2019.

Inno alla primavera…faccio qualche riflessione: quante sono le mie primavere? Più che di primavera , parlerei di Autunno.

Leggo il programma:….bicicletta elettrica…corso di cucina…Giusto per me, penso con sarcasmo!

Fuori allenamento da alcuni anni, sovrappeso( no, decisamente grassa), mai provato interesse per i corsi di cucina…confido nel paesaggio.

Tanto ormai…

Dieci giorni prima del viaggio, Erica ha un’idea molto carina. Crea il gruppo “Inno alla Primavera” su WhatsApp per mettere in comunicazione i partecipanti del wekeend Sloveno.

Apprezzo questa iniziativa che mi da la possibilità di conoscere anzitempo i miei compagni di viaggio: nomi, luoghi di provenienza. Provo un’anticipata sensazione di familiarità.

Nei giorni a seguire, ci invia le foto di un tramonto sloveno che sembra bruciare il cielo. Il 21 marzo l’immagine di una piccola fioritura del Carso, augurandoci buona primavera. Lucia una foto di viole mammole.

L’occasione per me , di condividere col gruppo l’ inattesa nascita di una violetta bianca che ha scelto come sua dimora il mio orto per inaugurare questa insolita Primavera.

Tutto questo , rende più familiare, più intimo, il viaggio che mi appresto a fare.

Bene, valigia pronta!

22 Marzo

Il mattino successivo , mi reco alla stazione ferroviaria di buon’ora. Parto per questo fine settimana senza aspettative e con la mente completamente sgombra da ogni pensiero. Non dico a nessuno dove vado, tanto sono pochi giorni, certa che nessuno mi cercherà, avendo declinato per tempo ogni impegno.

Arrivo alla stazione ferroviaria di Monfalcone intorno alle 09:00, dove trovo ad aspettarmi Roberto ed Erica.

Ci salutiamo calorosamente. Partiamo per Stanjel, Goce. Il restante del gruppo ci raggiungerà in auto.

Mentre Erica ci illustra il paesaggio, ci fa notare la presenza del Cimitero Militare della prima Guerra Mondiale di Gorjansko. Poiché Roberto ed io ci mostriamo particolarmente interessati, ci propone di fermarci per visitarlo.

Osservo quel luogo pensando alla vita, alle storie di coloro che lo popolano, alle mani di coloro che ne hanno cura, alle anime che ne custodiscono il silenzio e la storia. All’inevitabile trascorrere del tempo. Al ricordo che dona eternità a uomini, cose ed emozioni.

Raggiungiamo il resto del gruppo a Stanjel.

Stanjel…camminiamo tra strette viuzze, deliziose piazze, case in pietra , essenziali e forti. Vediamo il Giardino dei Ferrari, la parte vecchia del borgo, il castello. Passeggiamo lungo le mura animate da vegetazione e gentili fioriture, dove i raggi del sole s’insinuano allegramente.

Sento il mio respiro farsi lento e paziente, accompagnato dal profumo del tempo e il richiamo del passato.

Vivo un momento magico a Goce.

Villaggio molto antico, fatto interamente di pietra, brulicante di stradine strettissime. La pietra regna sovrana. Immagino la bora vinta da tanta magnificenza architettonica.

Visitiamo Cejkotova Domacija, una vecchia casa costruita in pietra, ora ristrutturata e trasformata in ristorante a tre piani. Questo luogo è custodito da Davorin e la moglie, originari del posto.

Entriamo nel ristorante.

Davorin ci accompagna in una sala da pranzo che potrebbe essere quella della casa di campagna della nonna, dove ci si riunisce per il pranzo domenicale.

E’ una sensazione di vita domestica molto piacevole. Ci offre un servizio amorevole ed attento.

Ci accompagna in una cantina del 700, illuminata dalle candele, dove ci illustra la storia di quel luogo. Ci invita a fare un brindisi e ad esprimere un desiderio. Mentre usciamo ci chiede di aiutarlo a spegnere tutte quelle candele.

Sono colpita dal fatto che Davorin parli solo la sua lingua e l’inglese: vedo in questo l’amore e il rispetto per la sua terra, ma contemporaneamente il desiderio di renderla universale.

Trovo quest’uomo molto prezioso per l’umanità, generoso custode del passato. Mi sembra di vivere in un presepe.

In quel momento rimpiango di non sapere l’inglese. Commossa chiedo ad Erica di ringraziarlo da parte mia per quello che fa.

Penso con rammarico a me stessa. Tanto ormai …a cosa mi serve sapere l’inglese ?

Raggiungiamo Majerija, un casale della Valle di Vipava , nascosto tra vigneti e frutteti, dove dormiremo per due giorni e faremo una lezione di cucina.

Scendo dall’auto.

Nata e cresciuta in un luogo come questo, poso gli occhi del ricordo sulle vigne, sul rosmarino, sulle erbe aromatiche, sulla ghiaia….si animano di potature, vendemmie, raccolti, terreni arati, profumo di mosto. Di persone care che non ci sono più, di silenzio….ma tanto ormai.

Riceviamo un’accoglienza serena e garbata. Ammiro la sobrietà e l’essenzialità di quelle stanze, l’atmosfera tranquilla e silenziosa.

Matej Tomazic, lo schef di questo luogo, ci illustra con dovizia di particolari, le pietanze che ci apprestiamo a preparare.

Ci invita a seguirlo in cucina.

Osserviamo la preparazione del cibo, condividendo momenti di ozio fertile.

Scrutiamo la lenta trasformazione degli ingredienti, che si confondono, creando alleanze di sapori.

Diamo il nostro modesto contributo alla realizzazione dei piatti programmati, in una calda atmosfera di cucina operosa.

La semplicità curata delle pietanze, accompagnate da vini di qualità ci ha trasportato in una dimensione di benessere conviviale, dove il tempo è trascorso rapido e sereno. La cena è riuscita.

23 Marzo

Mi alzo di buon’ora, mi vesto; penso al programma di questa giornata : ma tu guarda dove mi sono cacciata … con la bicicletta elettrica oggi conosceremo “Gli angoli magici del Carso Sloveno”.

Il “mio massimo” è una normale bicicletta che mi accompagna in lente passeggiate in pianura.

Mi aspettano 35Km…. Che sulla carta ed in pianura non sono tanti, ma qui…

Erica con il suo travolgente(ma non per me in questo momento) entusiasmo, ci accompagna a Stanjel al Bar Zoro dove ci accolgono due simpatiche guide, che con vitalità e chiarezza sanno introdurci all’uso delle biciclette: mi sembra di potercela fare.

Partiamo per questa “pedalata” da San Daniele del Carso attraverso la landa carsica passando da Pkiskoviza e finendo a Tomaj dove pranzeremo da Skerly, poi nel pomeriggio andremo nel bosco di Tomay .

In questa escursione ci accompagna Sasa , una giovane guida attenta e premurosa. Facciamo diverse tappe durante le quali ci illustra il territorio con amichevole, divertente familiarità. Ne traspare nei modi la rasserenante autentica semplicità.

La landa carsica è una prateria di erbe di vario genere che sono in grado di vivere su un territorio molto povero e molto arido con fioriture inconsuete, a me sconosciute e per questo magiche…un luogo brulicante di vita coraggiosa, alimentata dal soffio costante del vento. Un paesaggio semplice, umile. Assaporo il vento sulla pelle, gli odori della vegetazione, della terra. Un territorio semplice, vero , che ti abbraccia per fermare il tempo e parlare di eternità.

Pranziamo da Skerly, all’aperto: ore piacevoli, che profumano di gita domenicale. Osservo i bambini: come sono belli qui i bambini, hanno guance rosse e paffute.

Fin qui ci sono arrivata, non so se sarò capace di andare oltre.

Chiedo ad Andrea – Ma quanto è lontano questo bosco?

Entro nel bosco .

Sentieri segnati dal tempo, fronde di alberi che si incrociano, cespugli che si abbracciano, piccole grandi vegetazioni che cantano la loro canzone. Luce che filtra discreta per esaltare le ombre. Un piccolo laghetto dove si specchia un lembo di cielo.

Bosco, custode dei segreti pensieri di quanti lo hanno attraversato alla ricerca di quiete.

Raccogliamo del materiale vegetale per la creazione delle ghirlande. L’offerta è generosa, ma scelgo solo qualche ramo di edera e poche pigne.

Sento il mio respiro pesante, il corpo eccessivamente affaticato. Mi pento della mia trascuratezza, della mia sedentarietà…ma tanto ormai.

All’ inizio del nostro percorso, Erica ci aveva informato che, nel caso qualcuno di noi lo avesse trovato troppo faticoso, Andrea ci avrebbe riaccomopagnato in auto. Da quel momento, dopo un respiro di sollievo, lo considero una presenza rassicurante, quasi “un salvatore”, colui che arriva dal nulla per salvarti da Erica!

Non sono la sola a decidere di non tornare in bicicletta. Andrea ci riaccompagna a Majeria.

Dopo una doccia ristoratrice, assaporo il piacere di sdraiarmi in un letto confortevole ed accogliente.

Faccio qualche considerazione: dall’assenza completa di moto a questo eccesso…spero di essere viva domattina!

24 Marzo

Apro gli occhi, è mattino. Sono VIVA.

In mattinata, dobbiamo fare la ghirlanda. Questa iniziativa non mi entusiasma particolarmente, avrei preferito andare subito al Sentiero della Salvia. Avremmo avuto più tempo per goderne .

Tanto ormai…

Scendo. Consapevole di assaporare per l’ultima volta una confortante tisana alle erbe, sempre “giusta” nel sapore, sempre gradevole, sempre tiepida. Mi chiedo dove potrò trovare qualcosa che le assomigli vagamente nella mia città.

Arriva Erica con il suo consueto entusiasmo, ci invita ad uscire in cortile per preparare la ghirlanda.

In quel momento Matej ci sorprende con un generoso gesto di condivisione facendoci vedere il pane lievitato in attesa di cottura.

  • Il pane – esclamo.

Alla vista di quel pane rivedo con gli occhi del ricordo, zia Anna nella sua cucina, che mentre impasta dice a me adolescente: – Vedi, questo è il valore delle buone cose fatte con le proprie mani. Il pane è il risultato di un dono celeste (il grano) e dell’ingegno dell’uomo che plasma e trasforma la farina con l’acqua e il lievito; il pane è Creazione, il pane è Vita, che si compie nel miracolo della lievitazione -.

Cara dolce zia Anna, nessun dolore, nessuna privazione ha mai spento in te quella “religiosa attenzione” che avevi indistintamente per le cose ed ogni forma di vita .

La vista di quel pane risveglia in me questo ricordo, ma sono consapevole del fatto che dalla fretta del momento, non viene dato a quel gesto l’attenzione che merita. Mi dispiace.

Andiamo in cortile. Erica ci spiega la tecnica per fare una ghirlanda con il materiale raccolto nel bosco. Tutti la applicano con dovizia, ottenendo ottimi risultati, tranne me.

Scelgo un tralcio di vite, lo avvolgo con un ramo di edera ed aggiungo poche pigne. Sono in pace con me stessa e con il mondo intero. Ho finito.

La farò a casa una ghirlanda applicando le regole apprese oggi.

Raggiungiamo la Costa del Carso Triestino per fare due passi su uno dei sentieri più panoramici esistenti. Si tratta di un sentiero da cui si ha un’ottima vista sul golfo di Trieste. Questo percorso è chiamato Sentiero della Salvia . Lungo il sentiero osservo piante caratteristiche della boscaglia carsica e diverse erbacee aromatiche come la salvia, il timo, e la santoreggia, che profumano l’aria con i loro oli essenziali.

Mentre camminiamo, parliamo. Andrea, ad un certo punto dice – Non è mai troppo tardi per cambiare- .

Mi giro, lo osservo. L’ha detto con serena convinzione, l’ha detto al vento, camminando, con gli occhi limpidi di chi dice qualcosa che conosce.

Devo lasciare anticipatamente questi compagni di viaggio per andare in stazione. Mi dispiace. Ci salutiamo calorosamente. Mi allontano da quel sentiero rattristata di non averlo attraversato in tutta la sua magnificenza.

Mentre sono seduta in treno accade una cosa simpatica. Alcuni di noi sono già arrivati a casa e tramite WhatsApp salutano mandando una foto della loro ghirlanda appesa alla porta di casa o al balcone. Istintivamente fotografo la mia e scrivo : – Profumo di Carso Sloveno che viaggia verso Ferrara. Alcune ore dopo arrivata a casa, invio la foto della mia ghirlanda appesa alla porta e scrivo : – Sono arrivata a destinazione. Grazie a tutti per il meraviglioso weekend!

Passano i giorni. Prendo l’abitudine di fare una camminata , se non ogni giorno, quasi. Ritorno a frequentare la mia vecchia palestra. Uso meno l’automobile e più spesso la bicicletta, la zona in cui vivo me lo consente. Frequento un corso di inglese.

Un giorno, ricordo di aver visto tra le mani di Erica un libro pieno di post-it colorati e di averle chiesto di cosa si trattasse. Era “Il gelso dei Fabiani” un secolo di pace sul carso, di Renato Ferrari. Un libro pubblicato nel 1975 che narra una saga familiare ambientata fra il Carso e Trieste.

Posso non leggerlo? Nel cercarlo scopro che non è più acquistabile. Mi rivolgo alla biblioteca della città ma ne è sprovvista , ne esiste un’unica copia nella biblioteca di Cento. Aspetto 15 giorni per averlo.

Leggo con piacere questo libro dallo stile inconfondibile. Mi sorprende il riuscito intreccio tra narrazione storica e vita domestica. Ricco di coinvolgenti, non comuni descrizioni di luoghi, persone ed emozioni.

E’ la serena conclusione di questo viaggio….così credevo.

Alcuni giorni dopo, ricordo di avere nella mia biblioteca un bellissimo libro, della scrittrice Pearl S.Buck, (premio Nobel per la letteratura nel 1938) : La Buona Terra, ambientato in Cina, nella cui narrazione traspare il significato materiale e spirituale della terra . Lo rileggo.

Camminando, ricordo di avere un libro curioso. Un saggio dal titolo : Camminare una rivoluzione di Adriano Labbucci.

Non è un manuale sul camminare, parla del camminare come pensiero, come filosofia. Lo rileggo. Ne riporto alcune righe:

– La leggerezza del camminare: ridurre all’essenziale; essere umili per accogliere il mondo che ci viene incontro; e fare il vuoto dentro di noi così da stupirci e meravigliarci ancora –

Mentre lo ripongo, vedo un altro libro curioso acquistato tanti anni prima: La cucina del buongusto di Simonetta Agnello Hornby e Maria Rosario Lazzati.

– La consapevolezza di quello che si cucina, del perché lo si cucina e per chi, dà godimento : dalla scelta degli ingredienti alla preparazione della tavola, dall’abbinamento delle portate e all’accompagnamento dei vini. Cucinare ci fa sentire umani – lo rileggo.

Per ultimo un libro acquistato alla stazione di Monfalcone, prima del mio ritorno: Il racconto del Carso. Un libro scritto per la scuola, che parla dell’aspetto scientifico, storico e letterario del Carso.

Mentre ripongo questi libri, non posso fare a meno di pensare che nella vita nulla è affidato al caso, quello che ti serve ti viene incontro, che le emozioni hanno radici lontane.

Alcuni di loro sono finiti nelle mie mani per caso, mani di chi talvolta sente il richiamo dell’invisibile dietro il visibile. Libri non cercati , ma che mi hanno scelta.

Mi rendo conto che questo fine settimana “caduto dal cielo”, con un programma nel quale non mi riconoscevo, ha messo ordine nella mia vita.

Oggi l’età non conta. Ci sono giorni in cui ho 20 anni, giorni in cui ne ho 40, giorni in cui ne ho 80, esattamente quelli che mi sento; il giorno che preferisco è oggi, il presente e proprio per questo non è tardi per cambiare e per fare qualcosa di nuovo; le stagioni hanno tutte una loro ragione di essere e una loro magia; la primavera prepara l’autunno, la stagione della raccolta, dei frutti.

Sono nel mio orto giardino intenta a porre rimedio a molte settimane di pioggia (gli unici tre giorni di sole se li è veramente accaparrati Erica per il suo weekend Inno alla Primavera).

Nell’operosità del momento rubo al cielo un’intenzione: adesso mi metto in contatto con Erica e le dico di tenermi un posto in uno dei suoi prossimi viaggi, non voglio sapere dove, né il programma se non qualche settimana prima della partenza.

Mi metto in contatto, mi risponde divertita:- Vedrai che troverai qualcosa che ti aggrada-.

Durante un successivo scambio di idee mi risponde:- …allora ti porto in Inghilterra-.

Vada per l’Inghilterra…perché non importa dove andiamo, quello che conta è il viaggio, camminare verso con occhi nuovi.

P.S. Chissà, forse nella mia biblioteca c’è qualche altro libro in attesa di essere riletto…

Grazie.

Colori autunnali tra Yorkshire e Lake District

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Neanche finito di disfare la valigia della Sicilia e sono già in partenza. Questa volta però sono diretta a Nord.

Da anni desidero andare nello Yorkshire e nel Lake District (Cumbria). L’anno scorso ho letto l’intera saga di Barbara Taylor Bradford ambientata nello Yorkshire e le sue brughiere, le sue città in crescita e la sua campagna difficile, ventosa e aspra.

Lascio la Sicilia col sole ma con alle spalle una scossa di terremoto, due sbuffate dell’Etna e forti alluvioni… non potrà andare peggio di così, mi auguro… ma mi aspetto il maltempo come prevede chiaramente la BBC.

Inizio la mia esplorazione con uno dei bei giardini della RHS – Harlow Carr, che non delude con le sue aiuole di graminacee e perenni, le serre, l’arboreto.

[La Royal Horticultural Society, o RHS, per chi non lo sapesse, è un’organizzazione inglese senza scopo di lucro, che si occupa dal 1804, di studio, divulgazione e sviluppo in campo di orticoltura e la più grande organizzazione nel mondo del giardinaggio. Chi legge Gardenia di certo avrà acquistato le edizioni con le bellissime ‘enciclopedie’ allegate, ecco: anche quelle sono pubblicazioni della RHS, tradotte molto fortunatamente in molte lingue, tra cui la nostra. In tanti avrete sentito parlare del Chelsea Flower Show: quello di Chelsea è internazionalmente il più famoso show legato al mondo del giardinaggio ed è solo uno dei tantissimi show, mostre ed eventi organizzati dalla Royal Horticultural Society nelle diverse Contee della Gran Bretagna. Tra febbraio e dicembre ogni anno, infatti, la RHS organizza eventi di altissimo livello in luoghi altrettanto belli dove vengono presentate le novità stagionali di tutto quanto legato a orto e giardino.

E’ sempre la RHS che monitora la diffusione di malattie, infestazioni di insetti e funghi  sul territorio nazionale, grazie a virtuosi proprietari di giardini dislocati lungo l’estensione delle Isole Britanniche, che si mettono a disposizione monitorando il proprio giardino e comunicando tempestivamente l’insorgere delle stesse.]

Felice di questo benvenuto colorato me ne vado allegra verso il Lake District dove mi aspetta un solo giorno di sole… me lo voglio godere!

Il Lake District è un parco protetto che comprende 21 tra laghi e riserve d’acqua e si trova subito a sud ovest della Scozia, difronte a Belfast e l’Isola di Mann.

Ecco dov'è il Lake District

E’ un luogo pieno di fascino per gli inglesi per un motivo principale e cioè contiene al suo interno le uniche montagne delle Isole Britanniche. Paradiso per i camminatori (tutti gli inglesi sono nel cuore navigatori e camminatori). La prima cosa da fare quindi… è andare a scalare la mia prima montagna inglese. Al giardino di ieri un signore simpatico mi ha detto di andare verso Glenridding per le migliori camminate e così faccio.

Nel parcheggio del National Trust al Kirkstone Pass fermo un signore che aveva tutta l’aria di essere un esperto camminatore e mi faccio indicare la più bella camminata in zona. Paul cammina in queste zone da 40 anni.. dice che oggi è un ‘glorious day’ per godere dei panorami.

[Per chi non lo sapesse, il National Trust, è un’organizzazione inglese non a scopo di lucro che dal 1895 si occupa di preservare e proteggere siti storici e naturali per sempre e per tutti. Il National Trust iniziò la sua ‘missione’ ricevendo in donazione proprietà nobiliari da parte di famiglie in decadenza o senza eredi. Nel corso dei decenni seguenti, con il radicale cambiamento socio-politico della Gran Bretagna, il Trust si trovò a voler e poter preservare il patrimonio storico e naturale fino ad allora inalterato ed evitare così la speculazione edilizia sulle coste, nei luoghi di naturale bellezza e far si che le belle mansioni nobiliari divenissero patrimonio di tutta la nazione e non prerogativa di pochi ricchi turisti. Così oggi il NT è il più grande proprietario terriero di Inghilterra. Possiede quasi l’interezza della costa, quasi tutta la terra dei parchi nazionali, tra cui per l’appunto anche il Lake District. Per godere di tutte le bellezze del NT è sufficiente iscriversi con una quota di circa 90 euro l’anno. Gli inglesi si iscrivono volentieri perché si sentono così un po’ proprietari e un po’ orgogliosi di poter contribuire con la loro quota e con i pranzi alle caffetterie e negozi dei vari siti al loro mantenimento. Chi è iscritto al FAI italiano entra gratuitamente in tutte le proprietà del NT.]

E così parto, con lo zaino e gli scarponi per questa mattinata di panorami ad alta quota (1000 piedi – circa 330 metri ;-)).

Camminando scopro tante cose interessanti. Ad esempio, Vedete queste lastre di pietra sul sentiero? Sono state messe giù recentemente a mano dai volontari del National Trust.   Negli ultimi 15 anni tantissimi piedi hanno solcato questi sentieri causando erosione del terreno con conseguente difficoltà a camminare nel fango (senza manto erboso). La soluzione è stata di portare in elicottero migliaia di lastre di pietra e fermare così il degrado. 

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La giornata di oggi era bellissima. Ho camminato per 3 ore lungo un sentiero non segnalato assieme a Paul che nel frattempo mi ha ben che raggiunta lungo il percorso che mi aveva indicato. Il clima qui però non è sempre così e può cambiare improvvisamente (come la Montagna insegna). Capisco quindi l’importanza di camminare lungo il muro, e capisco l’utilità dei cairns – i mucchietti di pietre lasciate dai camminatori per segnalare il passaggio – una bella rassicurazione quando ti chiedi se sei sulla strada giusta. Passeggiando penso anche  a quanto son fortunate queste pecore! In generale qui le pecore vengono lasciate libere e indipendenti da giugno a marzo, tengono l’erba bassa, si muovono e mangiano sempre erba fresca. Vengono riportate alla fattoria solo per avere gli agnelli e per esser tosate…

Poi al pub invece scopro anche l’altra faccia della medaglia… c’è chi si approfitta di questo sistema e a primavera ruba le femmine già gravide .. così causando una grossa perdita ai pastori.

La giornata soleggiata continua invece sulle tracce di William Wordsworth, poeta inglese di fine ‘700 nato e vissuto qui nel Lake District e che ha immortalato nelle sue poesie la bellezza naturale della sua patria e ha celebrato il rapporto tra uomo e natura, incoraggiando l’umanità a prendersi sempre spazio e tempo per apprezzare la bellezza del mondo naturale. Da Grasmere verso Rydal ho ripercorso le sue tappe immaginando una passeggiata insieme a lui nella contemplazione della sua campagna, che credo sia rimasta esattamente come la amava lui.

La giornata termina con un ottimo pasto al Pub The Angel Inn a Bowness.

La terza giornata inizia con la pioggia, come preannunciato dalla BBC, ma per esperienza non piove mai a lungo qui in Inghilterra.. per cui parto abbastanza tranquilla per andare a visitare un giardino di cui avevo letto e che avevo visto indicato il giorno prima proprio vicino al B&B. Holehird Garden è un giardino abbastanza esteso, principalmente di acidofile, posto sul lato di una collina (panoramica in giornate meno uggiose) e gestito interamente dalla Lakeland Horticultural Society, all’interno del parco di una casa di riposo per anziani. Bellissimo il giardino di ortensie, la collezione di astilbe ormai non più fiorita, la collezione di Ericacee, le bordure di graminacee e perenni e coloratissimo il Walled garden con piante non acidofile, meno rustiche che trovano all’interno del recinto un clima più favorevole.

Mi addolcisce sempre vedere come in questo paese il giardino sia sempre parte integrante di tutte le fasi della vita.

La pioggia si fa abbastanza densa e l’esplorazione dei laghi si trasforma in un guidare stressante sulle strette e bagnate stradine curvose, noioso e frustrante … così decido di anticipare il programma che avevo per sabato, giornata, a detta della BBC, di sole!

Mi avventuro così a sud, nella zona di Cartmel, dove risiede una bellissima abbazia fondata per un gruppo di Agostiniani nel 1190 a cui appartennero tutte le terre circostanti e che oggi è sita all’interno della proprietà di Lord e Lady Cavendish che sto andando a visitare. Holker Hall, da pochissimo è passata nelle mani della giovane erede Lucy Cavendish e suo marito scozzese Tor.

Palazzo molto bello, arredato con grande gusto e dall’aria famigliare ed amata, che rimanda, assieme al giardino, ad una grande passione per il subcontinente indiano con quadri, sculture e topiaria spiritosa.

Subito il pensiero va alle colonie, allo spirito più radicato nel cuore degli inglesi di esplorare e fare proprie le tante usanze e tradizioni che trovavano interessanti, belle e utili.

Il giardino, anche in ottobre, anche sotto la pioggia, dona tranquillità e spensieratezza.

Al negozio della proprietà mi regalo un interessante libro guida sulle 10 più belle camminate del Lake District con obiettivo PUB con la promessa di tornare con mio marito e farne almeno la metà… alla cassa mi regalano un libro scritto da una antenata dell’attuale Lady Cavendish che raccoglie tutte le sue ricette di corte. Grazie, ne proverò qualcuna.

Tornando al B&B la pioggia peggiora. A cena guardo le previsioni e mi sembra ormai chiaro che la tempesta Callum sta per invadere tutta l’Inghilterra. Sono attese piogge torrenziali (mi chiedo a questo punto se porto io un po’ di sfiga dopo le eruzioni, terremoti ed alluvioni in 6 giorni di Sicilia la settima scorsa).

Riguardo i miei appunti e vedo che erano rimasti da vedere alcuni giardini a Nord Est ma soprattutto le camminate panoramiche… che con questo tempo erano davvero impossibili. Così ho deciso di rientrare in anticipo di 3 giorni e di tornare con Andrea magari in primavera così da fare anche le passeggiate con pranzo al pub.

Ma prima del volo di rientro telefono a Perennial, questo ente benefico che si occupa di tutelare i diritti dei suoi associati giardinieri, aiutarli in momenti di difficoltà e si prende anche cura di giardini speciali, lasciati in eredità dai proprietari.

Avevo conosciuto Perennial proprio 1 anno fa nel Suffolk durante un viaggio esplorativo, quando visitai Fuller’s Mill.

Qui nello Yorkshire invece, dal 1994 si prendono cura di York Gate Garden and House  . Questo giardino fatto da Sybil Spencer, suo marito e suo figlio, entrambi morti prematuramente. Arrivati qui nel 1952, marito e moglie, entrambi periti nel settore immobiliare, ed il figlio, senza alcuna formazione in architettura del paesaggio o orticoltura, hanno trasformato una fattoria in questo meraviglioso giardino.
Morta Sybil nel 1994 – la proprietà viene donata a Perennial. Insomma le premesse sono già favolose, ma poi arrivare in giorno di tempesta, in stagione di chiusura per manutenzione, ed essere accolti da due ragazzi trentenni, belli come il sole, super gentili, super appassionati, super colti di giardino e sapere che per puro amore della conservazione del giardino storico, se ne prendono cura gestendo 21 volontari e due apprendisti, divertendosi a mantenere il giardino nel suo massimo splendore in ogni stagione .. beh… ti si stringe il cuore e ti viene da ringraziare!

Vi lascio con qualche immagine … e ci rivediamo a gennaio con l’esplorazione della Puglia.

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La seconda parte del mio viaggio esplorativo della Sicilia Orientale inizia con un invito, molto gradito, da parte di  Giangiacomo Borghese e sua moglie Virginia, oggi proprietari dell’ Azienda Agricola Il Biviere.

Parto dopo una passeggiata mattutina nel borgo marinaro di Bruscoli dove vedo per la prima volta tutto intero l’Etna.

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Fondato da Scipione e Miki Borghese, il Biviere, oltre ad essere una virtuosa azienda agrumicola biologica, è un monumento all’ Amore – amore per la vita,  per la terra, per la bellezza.

Come altre realtà scoperte in questi giorni, anche il Biviere è nascosto dietro altissimi muri nel mezzo dell’abbandono della campagna. Circondata da discariche e anarchia, la realtà dei Borghese splende come un’oasi in mezzo al deserto. Mi rincuora sempre  la gentilezza, apertura ed accoglienza di persone squisite in mezzo a tanto degrado.

Non facilissimo da trovare, ma guidata al telefono da Virginia, giungo velocemente al Biviere con un temporale in agguato. Ad accogliermi trovo Giangiacomo Borghese, un bellissimo uomo che si scusa per il maltempo e per la sua poco approfondita visita guidata in quanto non è lui l’artefice del giardino, ma sua madre.

Questo luogo non ha bisogno di essere spiegato per essere capito e apprezzato, pensavo in silenzio mentre Giangiacomo mi raccontava invece l’interessantissima storia di come venne ad esistere il Biviere. Nel 1968 Miki e Scipione Borghese decisero di trasferirsi a Lentini, alla Tenuta il Biviere, proprietà che consisteva del Lago e le due Case e che  venne data in feudo ad un antenato da parte materna di Scipione tramite un editto di Re Martino nel 1392, editto tutt’ora conservato nell’Archivio di Stato a Palermo. Scopro così che Borghese è una tra le più illustri e antiche famiglie italiane.

La tenuta si trova dove un tempo vi era il lago, un lago molto ricco di pesci che fece per secoli la fortuna delle famiglie della zona. La casa aveva il suo porticciolo, proprio dove ora giace il bellissimo giardino di piante esotiche. Non a caso Miki Borghese, lo definisce ‘Il Giardino che non c’era’. Il Lago fu infatti bonificato proprio negli anni ’30 – a testimonianza della trasformazione, Giangiacomo mi mostra delle vecchie fotografie scattate prima e dopo la bonifica.

Mi racconta come la madre, veramente appassionata di giardino, grande amica di Ettore Paternò, inizio a fare il suo giardino attorno all’antica dimora dove una volta c’era il lago.

Il risultato non ha bisogno di spiegazioni, come potete vedere dalle foto.

Interessante invece la professione di Virginia, nutrizionista di professione e chef per passione, che ha deciso di offrire al Biviere anche la possibilità di trascorrere una giornata imparando a cucinare in modo sano, colorato e sfizioso in questo ambiente unico.

Ci lasciamo col sorriso e con un gran temporale. Arrivederci nuovi amici Borghese. A presto. Sul sito dele Dimore storiche Italiane potete leggere una descrizione integrale.

La giornata prosegue con un bellissimo (e bagnatissimo) incontro con Rachel Lamb, la capo giardiniera della tenuta del Marchese di San Giuliano a Villasmundo.

Nei giorni passati, quando nominavo questa mia futura visita, tutti alzavano le mani dicendo – ah quello si che è un bel giardino – il più bello di Sicilia. Le mie aspettative erano alte… ma più grande era la mia curiosità di vedere un giardino siciliano di succulente nelle mani di una giardiniera inglese.

Quello che più mi intriga nel mio girovagare per giardini, sono proprio le storie di proprietari e giardinieri, in fin dei conti il giardino è espressione delle persone che ci mettono testa e mani, ed ero molto incuriosita da questo inusuale ‘matrimonio’.

Ma Rachel, da rispettosa inglese, non parla di sé o del suo lavoro, mi porta in una visita del giardino per conto del Marchese, nonostante la sua dipartita. Una persona, come mi ha raccontato Rachel, di una tale sensibilità e passione per le piante in via di estinzione, da farne una collezione nel giardino di casa.

Oggi la proprietà è parte di una azienda agrumicola. Oltre al giardino di succulente, la dimora ospita un giardino omaggio all’origine araba degli agrumi, un giardino basato sul concetto arabo di distribuzione dell’acqua, con una collezione completa di agrumi e piante esotiche di vario genere.

Negli ultimi 4 anni, racconta Rachel, il Marchese, aveva deciso di rimettere mano al giardino proprio davanti la casa, per poter ospitare la sua crescente collezione di cactacee. Sembra banale, dice, ma la scelta delle forme, altezze, e colori delle piante non è stata per nulla scontata – il giardino è già maturo e funziona, e creare un giardino tanto particolare e diverso da ciò che lo circonda, tenendo in considerazione anche la struttura antica della casa padronale, richiede tanta osservazione e rispetto.

RISPETTO è la parola che rimane con me per il resto della visita e della giornata.

Rispetto per le scelte del Marchese, per la tradizione locale, per i pieni e vuoti che fanno poi l’armonia del giardino, rispetto dell’origine araba degli agrumeti che hanno fatto la fortuna, un tempo, anche di questa tenuta.

Alla fine della visita prendo coraggio e chiedo a Rachel come mai fosse venuta in Sicilia. Mi dice che già lavorava in giardini mediterranei da anni, prima in Libano, poi a Roma e poi nel sud della Francia dove aveva approfondito la conoscenza delle piante mediterranee. La sua dedizione, la curiosità e le ormai consolidate competenze sono giunte alla conoscenza del Marchese di San Giuliano, che stava cercando una persona capace di trasformare e sviluppare il parco e giardino assieme a lui. E così, una serie di coincidenze l’hanno portata a sapere di questa posizione a San Giuliano.

Scesa all’aeroporto di Catania – nel tragitto per raggiungere San Giuliano, 16 anni fa, si disse che non sarebbe mai, e poi mai, rimasta in questa terra desolata e violentata.

Malgrado il primo impatto, una volta arrivata a destinazione e conosciuto il Marchese, la sua certezza diventava sempre più debole e alla fine dei 3 giorni passati con lui alla tenuta firmò il contratto e non se ne pentì mai. Alla domanda ‘cosa ti tiene qui?’.. abbassa lo sguardo, pensa e dice ‘… non saprei dirti una sola cosa, sono consapevole di tutto il degrado li fuori, ma c’è qualcosa in questa Sicilia che ti rapisce, ti si appiccica addosso e non ti lascia più andar via.’

Durante il viaggio verso sud ripenso alle parole di Rachel guardandomi attorno e comprendo quel suo sentire.

Il mio pomeriggio mi porta a voler rivedere un luogo a me molto caro dove trascorsi l’inverno tra il 2010 e 2011: La Riserva di Vendicari vicino Noto. Piove, ma il ciclismo e l’andar per giardini mi hanno insegnato che la fortuna premia gli audaci quando si parla di clima. Può ben essere che smetta anche solo per un’ora .. proprio l’ora che serve a me!

E così è stato. Lascio la macchina in mezzo ad un campo di mandorli adibito a parcheggio custodito da un gruppo di ragazzi ventenni tra cui un siculo, un rumeno, due africane – tutti sorridenti e disponibili.

Esce il sole grazie al forte vento. Il mio obiettivo è di raggiungere Calamosche – e se il tempo lo permette, di arrivare fino alla tonnara e vedere la spiaggia di palline di Posidonia oceanica. I miei ricordi erano colorati di oxalis e mandorli in fiore,  mimose, zagara e tanto vino… Era un periodo difficile della mia vita, ma in qualche modo questa riserva, la sua natura, le lunghe passeggiate con i cani che addottai proprio in questa Sicilia di cani randagi, sono stati l’inizio della cura, della mia risalita. Come non aver voglia di tornare e ringraziare, e vedere con occhi diversi ed un cuore forse più pieno di grazia questo luogo per me tanto importante?

Come me la ricordavo io

Stagione diversa, colori diversi, mente diversa, ma lo stupore è rimasto inalterato.

Nel passeggiare in questo perfetto giardino mediterraneo spazzato dal vento, ho fatto incontri gentili ed interessanti tra cui un Aostano simpatico che con il suo cioccolato di Modica mi ha tirato su da una ipoglicemia estemporanea, e un uomo brillante che guarda caso, conosce tante delle persone che ho incontrato nei giorni appena trascorsi tra giardini. Paolo Uccello – botanico, guida ambientalista, esperto di fito alimurgia, si offre di accompagnarmi (stava chiudendo il centro visite della Riserva per andare a casa, ma la comune passione per le piante spontanee lo ha animato) a conoscere alcune delle piante più interessanti di questa riserva tra risate e stupore.

Ci salutiamo sotto la pioggia e mi indica una scorciatoia tra i campi per tornare alla macchina (ho camminato 8 km). Prima di incamminarmi vedo un anziano signore che vende carrubbe e mandorle e faccio scorta pensando alla lunga camminata e al languorino che sento.

Finisco la giornata nell’antico borgo di pescatori non lontano: Marzamemi. Come volevasi dimostrare, il tempo cambia inaspettatamente, esce il sole e non se ne và più.

Marzamemi è un gioiellino, una perla racchiusa dentro uno scrigno di fatto di abusivismo, abbandono e degrado…. cercando di raggiungerlo penso all’assurdità di questa realtà e decido di non pensarci – mi godo un bel bicchiere di vino in riva al mare, con il sole caldo che mi asciuga le ossa…. domani è il mio ultimo giorno e me lo voglio godere al mare… lontana da brutture umane…

Il mio ultimo giorno di Sicilia (confesso che ho provato a cambiare il biglietto per estendere la mia permanenza) è glorificato dal sole caldo e dall’aria tersa dell’estremo sud della Sicilia. Decido di ascoltare il consiglio di una amica modicana e vado a Sampieri che, a differenza di Marzamemi, è un borgo autentico, sul mare, con belle spiagge e i dintorni sono pure molto curati e belli, come tutto il ragusano.

Prima di andare in spiaggia però ascolto un’altra amica di Catania che a Sampieri ha trovato presso amici vivaisti, il suo personale rifugio dove con suo marito Francesco scappavano appena possibile per ricaricare le pile. Così vado in cerca del Vivaio e Dimore del Valentino e mi lascio conquistare dall’armonia di questo luogo.

A parole non sarei in grado di descrivere l’atmosfera di questa masseria poi trasformata da Giovanni e Marina, quasi per gioco, in un vivaio di succulente (molte rare). La tranquillità, la semplicità fatta di gesti antichi, la luce intensa smorzata da lussuriosi piante rampicanti al centro della masseria che oggi ospita un B&B molto accogliente… Lascio alle foto il compito di comunicare.

Finalmente … mi regalo un pomeriggio al mare con nuotata, il 6 ottobre … sapendo che fra due giorni sarà al freddo a pochi km dalla Scozia.

Ciao Sicilia… a presto!

Dolce, decadente Sicilia

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Sono rientrata da poche ore dal mio viaggio alla scoperta di Giardini e Natura della Sicilia Orientale e faccio fatica a fermare il pensiero che corre in quella terra tanto bella ed amata quanto violentata e abbandonata.

Vi dirò cose banali e scontate, forse, ma passatemi il desiderio di condividere la passione che mi è rimasta addosso nonostante chiare contraddizioni vissute.

Non era per me la prima volta in Sicilia. Nel 2003 ci ho passato 3 mesi tra aprile e giugno – nella zona Centro Nord tra Enna, le Madonie e Cefalù – e poi 4 mesi nel 2010 da dicembre a marzo nella zona di Noto.

Scorci intimi su Catania

Durante la seconda permanenza avevo fatto esperienza della incomprensibile dicotomia tra la folle bellezza naturale di luoghi come la Riserva di Vendicari, la cura del borgo storico di Marzamemi e la totale incuria, violenza e abbandono di tutto quello che stava appena fuori. Chilometri di serre abbandonate con teli strappati dall’incessante vento e lasciati li, chilometri di case abusive mai finite, o finite e abbandonate, sulle altrimenti bellissime coste che oggi sono orrori di sporcizia, disordine e abbandono. Strade distrutte, cani randagi, la netta sensazione di anarchia e mancanza dello Stato. Eppure nel mio ricordo, il bello era comunque più bello del brutto più brutto.

Quest’anno, un po’ controvoglia a causa delle grandi novità che mi aspettano tra pochi giorni, un po’ confusa per non aver fatto molta pianificazione prima della partenza, sono arrivata a Catania con alcuni numeri di telefono, un bagaglio a mano con due completi per pedalare, il mio casco, due magliette e due pantaloni di lino – un costume da bagno. Non ho guardato le previsioni, tanto in Sicilia fa sempre caldo….

Per mia fortuna … è andato tutto storto. Le mie mire sportive sono svanite immediatamente – le strade erano troppo strette, rotte ed affollate per la mia ansia, e ho deciso subito di restituire la bicicletta al noleggiatore – che con mia grande sorpresa è venuto a riprendersi la bicicletta con un bel sorriso dicendomi che le previsioni erano terribili e che avevo fatto bene a restituirla.

Non poter pedalare ha liberato del tempo da dedicare all’improvvisazione. Che poi effettivamente il clima sia stato apocalittico con alluvioni e terremoti è un’altra storia.

Il B&B di Saro Battiati

Prima di partire avevo contattato un B&B in dimora storica nobiliare a Valverde ed il garden club di Catania. La mia esplorazione di Catania inizia quindi facendo visita al B&B. Ad accogliermi un dinamico, canuto signore che si rivela essere il proprietario ed erede della vecchia Masseria – Saro Battiati. Galante come solo i nobili Siculi sanno essere, in poche battute capisco che la leggera ironia e apparente distacco altro non sono che un forma di protezione da un dolore gattopardesco. La mia rapida visita da ispezione si trasforma in una intera mattinata tra risate, racconti di varie generazioni, di saggezza nobiliare e gentilezza infinita. Prima di andarmene arriva la signora Battiati che in due minuti mi organizza visite in giardini privatissimi di parenti sparsi tra Catania e Modica.

Me ne vado con la dolcezza nel cuore, la macchina piena di carrube mature (anti ipoglicemia :-)) e un grade entusiasmo per quello che la settimana mi prospetta.

L’unico altro appuntamento che avevo concordato prima della mia partenza, era la visita di un giardino privato sempre nella stessa zona, Valverde. Se non avessi fatto l’incontro con Saro Battiati, il tragitto per raggiungere il Giardino di Giulia sarebbe stato motivo di preoccupazione. Dieci minuti di macchina in salita ripidissima tra case abbandonate, stradine strette  piene di immondizia e cantieri mai finiti. Arrivo in cima alla collina e sulla sinistra trovo un muro alto color salmone con una bellissima Bignogna che esuberante se ne esce. Questa visione mi rincuora e suono il campanello.

Il Giardino di Giulia e Michele

Ad accogliermi, oltre un panorama incredibile sul golfo di Catania, trovo i padroni di casa Giulia e Michele Gravina con la figlia Teresa e Giovanna Cosentino, presidente del Garden Club che mi aveva gentilmente segnalato diversi giardini interessanti.

Incredibile la tanta bellezza, cura, precisione, allegria, positività tutta concentrata dietro un alto muro che separa la realtà dei Gravina dal resto di Catania. Anche qui, immenso è stato il piacere di conoscere queste persone, i loro racconti di 50 anni di passione per i giardini, di 300 anni di storia famigliare, e qui sento per la prima volta parlare con infinito affetto e rispetto di Ettore Paternò, grande amico, scoprirò poi, di tutte le persone i cui giardini visiterò nella settimana.

Il giardino è un anfiteatro sulla valle di Catania e sul golfo, su un altipiano che altro non è se non il bordo di un antichissimo vulcano. Le pareti di questo anfiteatro infatti sono fatte di diverse formazioni laviche, che i proprietari, assieme appunto a Paternò, hanno saputo valorizzare con la scelta di vuoti e pieni vegetali.

Curato personalmente dalla signora Giulia, il giardino è un giardino molto vissuto, molto amato e molto personale. Le piante che mi verranno nominate all’infinito anche nei giorni successivi, sono esotiche, succulente, principalmente dell’Emisfero Sud. Tutte piante a me sconosciute e fonte di grande meraviglia. Mi stupisco alla quantità di alberi e piante sconosciute fiorite a inizio ottobre.

Con la promessa di portare queste nuove amiche di fiori a scoprire la Provenza a primavera, me ne vado, a malincuore ma con tanti appuntamenti che promettono bene.

Francesco Borgese e un dettaglio del vivaio di Ester Capadonna, sua moglie

A Rimini questo marzo, durante Giardini d’Autore, ho conosciuto Francesco Borgese e la sua famiglia, anche loro espositori con il vivaio della moglie Ester Capandonna – Vivai Valverde. Francesco, architetto del paesaggio, mi aveva invitata a Catania per vedere alcuni giardini storici che lui aveva recuperato (il suo studio www.sciaraniura.com). Scopro che erano i giardini che mi erano stati consigliati dai nuovi amici Gravina e Cosentino, ma visti assieme a lui che li ha riportati al loro originario splendore, è stato impagabile. Due giardini in particolare mi sono piaciuti tantissimo: per primo quello quello del Cav. Pennisi ad Acireale – 7 mila metri di poesia, nascosti dietro la facciata altissima di un palazzo – un tempo hotel di famiglia legato alle Terme locali (sequestrate dallo Stato e poi abbandonate – come mi racconta lui con un certo dissapore).

Villa Pennisi ad Acireale

Il giardino è ornato di alcune finte rovine, alla moda del giardino paesaggistico inglese, con una finta colata di lava sopra l’allora stanza da tè con tanto di finte crepe, una sorta di pavilion inglese, una fontana con una decorazione in ferro costruita a mano con la tecnica usata per fare i cesti di vimini.

Ma sono le piante ultra centenarie a dare al giardino un’atmosfera che non è esprimibile a parole. L’attenzione del proprietario che se ne occupa quotidianamente in prima persona, nonostante la sua veneranda età, rendono questo parco il giardino di casa.

L’altro giardino recuperato da Francesco, che mi ha sorpreso è quello di Gaetano e Laura.

Non tutto mi è piaciuto, ma un Ficus di quasi 200 anni in fondo al giardino, ed un viale intero di palme Phoenix mi hanno conquistata. In tutti gli altri giardini che avevo visitato le Phoenix erano morte, Francesco invece è stato bravissimo a mantenere in vita questo bellissimo viale – raro ormai a Catania. Anche la corte interna addobbata con piante esotiche come la Monsteria mi è rimasta molto impressa.

Il Giardino di Gaetano e Laura

Ma la giornata più sorprendente è stata quella passata, per caso, sotto la pioggia, con Francesco ed Ester, a zonzo per Catania che è una città di una bellezza inaspettata. Il centro storico è un monumento barocco, con qualche ricordo Saraceno. Anche nella sua decandenza, è viva, pulsante, piena di gioventù, multietnica, pacifica, allegra, e piena di gioielli ben nascosti come in uno scrigno. Uno di questi gioielli mi sono stati aperti grazie al passaparola. Un palazzo del ‘700 nelle mani della famiglia Francica Nava da sempre, recentemente ereditato dalla dinamica ed elegante signora Carmela, è stato ristrutturato e portato nel XXI° secolo con garbo e ironia. Ci invita a vedere il giardino pensile con affaccio sull’anfiteatro greco….. un sogno… nonostante la pioggia battente ed incessante.

Giardino pensile a casa Francicanava

Non ho potuto esimermi dal visitare anche il giardino del fautore del movimento ‘giardinifero’ dagli anni 50 in poi – Ettore Paternò del Toscano. Lui è scomparso da pochi anni, e a mostrarmi il giardino è stato la nuora, Barbara Notarbartolo. Appassionatissima, fedelissima, e rispettosa, mi confessa di essersi avvicinata al giardino da soli 3 anni, dalla scomparsa di suo marito: nel prendersi cura del giardino ha trovato un legame profondo e dolce con suo marito e suo suocero che ha amato e rispettato.

Parco Paternò del Toscano

La signora Barbara si sta dando molto da fare per recuperare la decadenza che il giardino ha subito a causa di problemi di eredità dopo la morte del marito, e sarò felice di rivederlo l’anno prossimo – ripulito e riportato alla bellezza che traspare, ma che ha invero bisogno di una sistemata.

E così finisce la mia permanenza a Catania

La prossima puntata vi racconterà il Siracusano ed il Ragusano….

Buoni sogni

Erica

Giardini ed Eccellenze del Suffolk e dintorni

Diario di viaggio, fotoracconto

Si è da poco concluso il primo viaggio lampo alla scoperta del Suffolk e dintorni. Un fine settimana lento e rilassato, all’insegna della piacevolezza in tutte le sue forme.

Alloggiando a West Stow Hall, una dimora del 1520, dopo una colazione nobile ci siamo regalati passeggiate nei più bei giardini, rosei e parchi della zona.

Qui sopra le foto del nostro alloggio.

Qui sotto le foto di Wyken Hall, una realtà sorprendente in termini di qualità dell’ospitalità, della raffinatezza del giardino, del negozio e ancor di più del ristorante connesso alla vigna. Wyken infatti, di proprietà di Kenneth e Carla Carlisle, è un concentrato di raffinata passione per i sapori, i colori e la vita in tutte le sue forme.

Un giardino colorato in tutte le stagioni attorno ad una casa antica, ristrutturata per essere vissuta e goduta dalla famiglia e dai molti amici.

Sotto le foto della nostra visita al Roseto di Peter Beales, dove sono visibili le rose del noto ibridatore, assieme a tante altre rose moderne ed antiche. Spettacolari gli archi e tutte le altre strutture per rose rampicanti.

Ma l’ultimo giorno della nostra permanenza è stata la ciliegina sulla torta. Qui sotto alcune foto della nostra visita al giardino di Fuller’s Mill, un giardino fatto con passione per piante, nato senza un progetto chiaro se non quello di dare massimo spazio allo sviluppo naturale di ogni pianta. Una vera festa per gli occhi, innumerevoli le varietà di piante, alcune rarissime e tutte bellissime.

E come non gioire nonostante fosse ora di tornare a casa, vedendo il giardino di Beth Chatto… Il suo gravel Garden è sempre una grande emozione e una inesauribile fonte di ispirazione anche per noi mediterranei.

Grazie a tutti i compagni di viaggio … il 29 giugno torniamo!

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FVG – Natura e Giardini – foto

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Dopo la bella giornata primaverile di ieri siamo ripiombati in questo grigiore autunnale,  allora ancor di più mi viene voglia di pensare alle belle giornate, ai miei luoghi del cuore, e riguardo le fotografie degli anni passati .. o quelle degli amici fotografi.

Oggi infatti vi voglio regalare qualche bella immagine della nuova amica e compagna di passeggiate Friulane, Sonia Fantini, che ha un vero dono nel saper catturare la poesia della natura friulana con la sua macchina fotografica.

Ecco qui qualche assaggio, in relazione al viaggio che si ripeterà anche quest’anno dal 19 al 25 maggio – qui il programma.